Hanno più di 55 anni, sono poco istruiti e svolgono professioni non qualificate. Oppure sono giovanissimi che stanno a casa dei genitori senza lavorare né studiare. O, ancora, provengono da famiglie dove sono presenti meno di 25 libri. Sono questi gli analfabeti funzionali, coloro cioè che pur essendo in grado di applicare le competenze basilari di lettura, scrittura e calcolo, non riescono ad elaborare ed utilizzare correttamente le informazioni contenute nei testi. Tra i punti deboli del nostro Paese rilevano l’abbandono scolastico precoce, i giovani che non lavorano o vivono condizioni di lavoro nero e precario, la mancanza di formazione sul lavoro oltre che la disaffezione alla cultura e all’istruzione, che caratterizza tutta la popolazione.

Nello studio svolto da OCSE – PIAAC su 33 paesi, l’Italia è seconda solo alla Turchia per analfabetismo funzionale: nonostante il Bel Paese abbia un tasso di alfabetizzazione che sfiora il 100 per cento, la percentuale di analfabeti funzionali è la più alta dell’Unione europea. Tra i soggetti più colpiti le fasce culturalmente più deboli come i pensionati e le persone che svolgono un lavoro domestico non retribuito mentre, per quanto riguarda la distribuzione geografica, il sud e il nord ovest del Paese sono le regioni con le percentuali più alte, visto che da sole ospitano più del 60% dei low skilled italiani. Tra i risultati più interessanti della ricerca è da sottolineare l’aumento della percentuale di low skilled al crescere dell’età. Si passa infatti dal 20 % della fascia 16-24 anni all’oltre 41% degli over 55 a causa del fatto che  chi è nato prima del 1953 non ha usufruito della scolarità obbligatoria.

Ad ogni modo se non coltivate, vengono perse anche quelle competenze minime acquisite durante le fasi di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro. Non ogni occupazione può infatti “salvarci” dall’essere potenziali analfabeti funzionali visto che solo alcune attività garantiscono il mantenimento se non addirittura lo sviluppo di capacità e conoscenze. Occorre riflettere su stili di vita e assetti sociali che producono questi dislivelli di competenze e queste masse di deprivati tra gli adulti. Un libro o comunque la valorizzazione continua dei titoli di studio già posseduti mediante corsi di formazione e aggiornamento possono essere dunque la chiave per evitare il continuo dilagare del fenomeno dell’ analfabetizzazione funzionale.