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Edward Snowden, prima di far perdere le sue tracce, dichiarò di aver consegnato 41 slide contenenti tutti i dettagli sul programma statunitense Prism al quotidiano britannico Guardian e a quello statunitense Washington Post. Ma finora entrambi ne hanno rilasciate solo cinque: esse illustrano a grandi linee in cosa consisterebbe il programma segreto con cui alcune agenzie federali statunitensi, in particolare la National Security Agency, sorvegliano mezzo mondo, a partire ovviamente dai propri cittadini, però non c’è menzione alcuna dei dettagli.

E’ quindi probabile che nelle rimanenti 36 slide, anzi nel cuore della “roba che scotta” per dirla con le parole di Glenn Greenwald, avvocato e blogger del Guardian, possa esserci il dettaglio. Cioè, la spiegazione dei canali, degli accordi e delle tecnologie attraverso le quali Prism può aprire a piacimento una backdoor sui server di alcune compagnie telefoniche e di nove big company del web. Lo scoop, pur dirompente, rimane così sospeso a mezz’aria.

“Snowden ci aveva chiesto la garanzia che il testo integrale della presentazione sarebbe stato pubblicato entro 72 ore dalla consegna.”  Ha raccontato Barton Gellman del Post. “Io gli ho risposto che non gli avremmo potuto dare alcuna garanzia su cosa avremmo pubblicato e su quando l’avremmo fatto.” Da lì, la scelta di pubblicare quattro diapositive, salvo poi aggiungerne una successiva, la numero otto. Ciò che ci si domanda a questo punto è se le operazioni di spionaggio siano in qualche modo automatiche oppure mediate da accordi espliciti con le singole compagnie. L’accesso, insomma, è diretto oppure per ogni questione c’è una richiesta delle autorità? La risposta sarebbe celata nelle rimanenti slide.

[smartads]”Nelle prossime settimane e mesi ci saranno nuove rivelazioni, e noi le seguiremo passo per passo.” Ha dichiarato Greenwald all’Associated Press durante un balletto d’intenzioni e valutazioni giornalistico-legali, mentre all Cnn racconta. “Ci sono dei programmi di spionaggio estremamente invasivi che il pubblico ancora non conosce. Stiamo lavorando a degli articoli che riteniamo siano di grande valore per il pubblico e che gettano ulteriore luce sulla Nsa.”

Intanto, come se non bastasse l’onda di biasimo mondiale, l’amministrazione Obama deve vedersela con la prima causa: l’11 Giugno l’American Civil Liberties Union, un’organizzazione non governativa che si occupa di diritti civili, ha citato la Nsa in un tribunale federale di New York per quanto intercettato da Prism.

I restanti colossi informatici intanto continuano a dichiararsi estranei a ogni coinvolgimento. A muoversi per prima è stata Google, a cui si sono accodate Facebook e Microsoft. Più che tentare di tirarsene fuori sembrano essere passati all’attacco: non abbiamo nulla da nascondere, dichiarano, il Governo confermi che collaboriamo poco e di certo non nella misura passata in questi giorni di congetture sulle dimensioni del Datagate. BigG lo ha fatto con una lettera al ministro della Giustizia degli Stati Uniti, Eric Holder, mentre Facebook si è tenuta sul generico, coinvolgendo Mark Zuckerberg in prima persona. Microsoft dichiara alla Reuters: “Consentire una maggiore trasparenza sulla portata e sul volume complessivo delle richieste di sicurezza nazionale, tra cui le richieste Fisa potrebbe aiutare la comunità a capire e discutere questi problemi importanti. Il nostro ultimo rapporto sulla trasparenza si è spinto fin dove ci era consentito dalla legge. E il governo dovrebbe intervenire al più presto per consentire alle aziende di fornire maggiore trasparenza.”