Merkel LettaIn Italia le lire non valgono più niente, innanzitutto perché era previsto che dopo dieci anni sarebbero andate in prescrizione, e in secondo luogo perché con la grande manovra “Salva Italia” nel novembre 2011, Monti anticipò la prescrizione, anziché lasciarle scadere, dopo circa due mesi, alla fine di febbraio 2012. Grande mossa geniale, grande politico, grande economista, bocconiano, certo. Il problema era registrare a bilancio, togliere quella posta passiva nel 2011 e non 2012, perché tanto dopo due mesi-tre mesi, le banconote sarebbero scadute comunque.

Ora, questo è capitato in Italia.

In Germania è molto diverso. La Bundesbank, la banca centrale, ha sempre cambiato le banconote da essa emesse, e ancora quelle emesse nel ’48 dalla Bank Deutscher Länder, che l’ha preceduta; le banconote in marchi non scadranno mai, almeno per ora si mantiene questa possibilità di conversione in euro e lo stesso vale – come enunciato nel sito della Bundesbank – per il Belgio, l’Irlanda, per l’Austria e addirittura per l’Estonia.

Perché mai uno Stato dovrebbe non riconoscere e non cambiare le sue monete? Si vuole forse colpire la criminalità organizzata? Be’, la criminalità organizzata, essendo tale, in Italia ha avuto tempo, dall’autunno del 2011 all’inizio del 2002, per cambiare le banconote in contanti. Quindi non è per quello.

E Mentre in Germania si discute in Italia regna ancora quel silenzio assordante.

[smartads]La Banca Centrale Tedesca ritiene una cosa che sembrerebbe logica, che il contante e la moneta elettronica vadano di pari passo. Cioè, uno usa quello che vuole: è libero di scegliere. Tant’è che la Banca Centrale Tedesca ha addirittura organizzato un convegno, il Bargeldsymposium, del 10 ottobre del 2012, sul contante. Un convegno dove studiosi della Banca Centrale e di atenei tedeschi hanno spiegato quali erano i vantaggi del contante.
Un vantaggio innegabile che è sotto gli occhi di tutti è che il contante dà maggiore percezione di spesa come conferma addirittura un dirigente della Banca d’Italia, Carlo Pisanti, che lo ha riconosciuto in un convegno.

Dopo tutto si potrebbe pensare che i tedeschi con questo vorrebbero difendere gli evasori, vorrebbero dare vita facile, perché si dice in Italia che la lotta al contante serve a debellare l’evasione fiscale, ma su questo si è già proceduto abbassando moltissimo la soglia massima di pagamento con denaro liquido.

Ricordiamo che in Italia la soglia di pagamento in contanti con decreto Monti del 6 dicembre 2012 per i pagamenti in contanti è stata abbassata a 1000 euro, di conseguenza i pagamenti superiori sono tutti rintracciabili.

Ora non si può proprio dire che in Germania ci sia un atteggiamento di connivenza, di tolleranza, di simpatia o di incuria nei confronti degli evasori fiscali. Anzi è esattamente il contrario.

D’altronde è il nostro esempio di virtuosità europea.

In Italia invece la Banca Centrale si dà da fare per collaborare alla cosiddetta – War on Cash -, la guerra al contante, dove l’ABI, l’associazione bancaria italiana, viene a dire che è una lotta di civiltà (termini che magari andrebbero usati a proposito, non così da sbruffoni). Quando sembra chiaro che la guerra al contante, è un interesse delle banche, che vogliono avere tutti i soldi sui conti correnti, quindi a interessi circa zero, e lucrare su commissioni varie direttamente a carico del consumatore o del commerciante.
È facile quindi notare la subdola strategia messa in atto dai pre-potenti del mondo economico-finanziario, con il beneplacito dei governi nazionali, i quali paventando ragioni riconducili alla lotta al terrorismo o alle questioni relativi al riciclaggio del denaro proveniente da attività illecite, diffonderanno, c’è da scommetterci, mediaticamente e didatticamente, l’idea che: il denaro contante o tradizionale è uno strumento pericoloso per i pagamenti, poiché considera ovvero considererà sospetto qualsiasi trasferimento di contante, per le ragioni innanzi menzionate, che non verrà effettuato all’interno del sistema bancario eludendo, pertanto, ogni controllo del “grande occhio bancario”

Questa altra piccola battaglia fa parte ancora di quello sciame sismico di cambiamenti e riassetti societari dovuti alla crisi dell’eurozona, iniziati con il binario dell’austerity e del controllo fiscale e che contribuiscono a quell’approccio tecnocratico di gestione delle risorse umane e della vita sociale.

Sarà importante forse conservare il diritto di scelta,anche se al giorno d’oggi i diritti non sono cosi prioritari nelle scelte societarie.

Il futuro prossimo sembra chiaro dovremmo dire forse con-tanti saluti.

Marco D’Antoni