Paolo Di Canio: L'italiano pazzo e il calcio al SunderlandÈ italiano, folcloristico e ammiratore di Benito Mussolini. Si chiama Paolo Di Canio e proprio in questi giorni è sulla bocca di tutto il movimento calcistico. I suoi saluti, quelli con il braccio teso, non sono passati inosservati, e anche se sul suo braccio, compare in bella vista la scritta “dux”, ritratta le sue parole. Non è fascista, o perlomeno, se lo è, ciò accade a sua insaputa. Evidentemente il corpo attiva movimenti che non sono corrisposti dalla mente.

Gli italiani, se lo ricordano bene, soprattutto i tifosi biancocelesti, che venivano omaggiati dal Di Canio con tanto di saluti romani. Ma se nel bel paese, nulla ha a che vedere con lo scandalo e con il cattivo gusto, in Inghilterra cambia l’aria, cambia la musica. Il gestaccio dell’allenatore italiano è troppo per l’ex ministro David Miliband che si è dimesso dalla carica di vicepresidente e direttore non esecutivo della società Sunderland. Il deputato laburista ed ex ministro degli Esteri, in seguito alla nomina di Di Canio, si è sentito costretto alle dimissioni, “Auguro al Sunderland il successo che si merita, ma devo fare un passo indietro, alla luce delle affermazioni politiche espresse in passato dal nuovo allenatore”.

[smartads]“L’italiano pazzo” – così come viene apostrofato – commenta in questo modo: “Non parlo di politica, ma soltanto di calcio: punto a salvare la squadra”. Probabilmente la mimica del suo corpo rispecchia solo l’identità nazionale, l’appartenenza ad una bella fetta di storia italiana che non solo ha sofferto ma ha anche raccolto le conseguenze di quello che è stato. Una simpatia, nulla di più, per l’estrema destra, d’altra parte, l’aveva poi detto, nel corso di una intervista con la Bbc. “Sono fascista, non razzista”. Come a dire, ho tanto di buono.

E chissà se riuscirà a fare, poi il miracolo, a salvare la squadra che ha solo 31 punti in classifica, uno solo in più di Aston Villa e Wigan, in zona retrocessione. Intanto, un risultato l’ha già ottenuto, ha arricchito i riflettori sui personaggi italiani, molto in voga tra i carnevali mondiali. E non è un politico.