federico aldrovandiManette ai polsi, in una pozza di sangue. Muore un “diciottenne incensurato in 23 minuti”. Viso sfigurato, ecchimosi all’occhio sinistro, ferite lacero-contuse dietro la testa, lividi da compressione sul collo. Non ci sono margini per la rianimazione quando arriva l’ambulanza, per qualche motivo: un arresto respiratorio.  Non ci sono parole che possano accompagnare il dolore di una madre e di un padre. Due normali cittadini nella città di Ferrara, non vedono rientrare il figlio.

Ore 8: il letto di Federico Aldrovandi è vuoto. E dopo poche ore quel vuoto sarebbe stato “per sempre”. Squilla il cellulare di Federico con il nome “mamma”. Nessuna risposta. Ore 11. Una volante arriva a casa e annuncia con poche parole la morte del giovane. Quella maledetta foto insanguinata rimarrà nella mente di chi ha conosciuto quel giovane ragazzo.

Studiava da perito elettrotecnico, suonava il clarinetto, faceva karate, era un mezzo campione vincitore di molte coppe, bravo in matematica e meno in inglese, impegnato in progetto con Asl e scuola per la prevenzione delle tossicodipendenze (Fonte: Liberazione 12 Gennaio 2006)”.

Federico Aldrovandi muore all’alba del 25 settembre 2005. Ore 5:47, Federico incontra sul suo cammino, dopo avere salutato gli amici, quattro agenti di Polizia. “Era una furia” affermano gli agenti. Successivamente vengono avanzate diverse ipotesti: malore fatale? Era drogato? Gli amici sono “tossici come lui”, prima di salutarlo cosa è accaduto? Il procuratore capo dichiarerà con convinzione che la morte di Federico non è avvenuta  a causa di percosse. Ferrara è una città piccola, “tutti sanno tutto”. Testimoni affermano che Federico era fermo a terra, bloccato dai poliziotti. Ore 6.10 Federico muore davanti all’entrata dell’Ippodromo di Ferrara. Le notizie diffuse riferiscono qualche lieve traccia negli esami del sangue di oppiacei e chetamina del diciottenne.

I genitori, dopo mesi di attesa della relazione medica, aprono un blog per “gridare” con tastiera in mano il loro profondo dolore, un vuoto tremendo.

Federico Aldrovandi_Aut31801La mamma di Federico il 27 Marzo 2013 si ritrova davanti all’Ufficio dove lavora, in comune a Ferrara, il  Coisp, il sindacato delle forze di polizia. Sit-in, un messaggio di solidarietà per  i quattro agenti dalla polizia arrestati per la morte di Federico Aldrovandi, suo figlio.  Con molta forza e tanto coraggio la madre di Federico scende in piazza e affronta le persone con gli striscioni in mano. “È stato triste, terribile, doloroso, sono scioccata”. La mamma di Federico mostra la foto del figlio morto, riverso in una pozza di sangue. I manifestanti si ritirano, senza nemmeno rivolgerle un saluto, affermando successivamente di non sapere che la donna lavorasse in comune.

Dopo 8 anni, nessuno sapeva che la madre di Federico lavorasse in comune a Ferrara? Dove può fare sit-in una madre, insieme al marito, per dare voce al suo dolore? Che non è certo il medesimo di  chi, forse, rischia il licenziamento dalla Polizia di Stato. E di scontare, almeno un giorno di carcere, a simbolo di un fatto grave, che sporca, in qualunque modalità sia avvenuto, la nostra dignità di cittadini, di uomini, di genitori. E’ bene chiarire che: “si viene licenziati per molto meno”.

Stefania Bonomassa