L'estremo tentativo del ‘giaguaro’ BersaniAncora consultazioni, ancora instabilità, ancora numeri che non ci sono. La trama della politica italiana si infittisce di intese, sabotaggi, complotti e disillusioni a tutto campo. Non ce la fa Pier Luigi Bersani a superare la complicata battaglia dei calcoli, non adesso, non ancora. Non sono ancora certi i numeri che servono alla Camera e al Senato per la costituzione del governo della diciassettesima legislatura. Le sta provando tutte, anche ad affievolire i toni con il Pdl ma continua, però, a rifiutare l’idea delle “larghe intese”. Se succederà, finalmente non dovrà più nascondersi. Perciò, non molla. È il suo momento.

Dopo aver consultato da sabato a ieri le parti sociali, comincerà adesso ad incontrare le forze politiche. Poi Giovedì, proverà a sciogliere i nodi, dovrà riferire l’esito al capo dello Stato, Napolitano. Pensa alla proposta del Cavaliere. Berlusconi auspica al secondo posto, un governo Bersani con Angelino Vicepremier e un presidente della Repubblica moderato. Il leader del Pd si contiene, spiattella un bel “Nessun accordo”, poi sottovoce, dice “ragioniamo”. È una vita che sogna di fare il premier. Si è esercitato nei saluti. Sa che non deve sbagliare, la successione al Quirinale è una partita che va giocata bene, c’è in ballo la governabilità, che per ora oscilla come un’altalena.

Poi c’è l’altra ipotesi. Un governo senza segretario, quel “governissimo” che riapre le porte all’esecutivo tecnico. Se ci sarà, durerà una decina di mesi, il tempo necessario per concretizzare i punti programmatici più urgenti. Quelli meno peggio, saranno declassati. Lo voterebbero Pd, Pdl, Scelta civica, un atto di amore verso il paese. Miracoli non ne fa, commenta “ma uscire, si può”. E poi deve guardarsi bene.

[smartads]Alle spalle c’è il sindaco di Firenze che si proclama leale. Ieri sembra aver avuto la conferma. In meno di un’ora, durante una riunione lampo, ha collezionato la fiducia piena della direzione Pd. Lui imbocca la strada del dialogo, una cosa all’orientale, forse. “Punto a una squadra autorevole in grado di dialogare con tutti” dice, durante l’incontro con gli imprenditori. B

ersani avrà altri due giorni di esplorazioni, poi dovrà rimettersi a Napolitano, alla possibilità di formare il governo, di andare alle Camere, chiedere il voto di fiducia e presentare gli otto punti. Quelli noti a tutti. Intanto, nel corso di un’ intervista a Le Monde, sembra essersi illuminato. Tutta questa storia gli ha dato la misura di almeno, una sola delle sue incapacità. Non riesce ad essere demagogico. Questione fondamentale. È crisi ovunque, anche di identità, certe volte.