Lina Makhoul The VoiceSi chiama Lina Makhoul, ha 19 anni, è araba di religione cristiana, e sabato sera ha incollato alla televisione e commosso metà Israele vincendo la finale di “The Voice” israeliano.

Puntata dopo puntata la 19enne commessa di un negozio di abbigliamento, originaria di Akko (l’antica San Giovanni d’Acri), si è imposta sempre più come la beniamina del pubblico, conquistando il favore popolare anche grazie alle indiscusse qualità canore.

Eppure la sua partecipazione al talent show non è stata affatto facile: in Israele infatti le minoranze religiose, come quella a cui lei appartiene, sono ancora fortemente osteggiate e vittime di pregiudizi.

Durante i tre mesi del programma ha ammesso di aver ricevuto minacce e ha chiesto più volte di essere giudicata giudicarla in base alle sue capacità di cantante e non per la religione di appartenenza.

La vittoria – Canto «un po’ di pop, di jazz e anche di musica orientale», aveva esordito così Lina Makhoul sabato sera prima di esibirsi nella canzone “Le foglie morte” nella versione in arabo della celebre cantante libanese Fairouz, lasciando tutti piacevolmente sbalorditi, giudici compresi.

La seconda esibizione sulle note di “Alleluja” di Jeff Buckley ha consolidato l’ottima impressione iniziale, così Lina ha sbaragliato le altre tre finaliste e ha conquistato The Voice.

I sedicimila spettatori che affollavano il palazzetto di Tel Aviv le hanno riservato una lunga standing ovation; la conta delle preferenze al televoto ha dimostrato che l’hanno votata anche molti israeliani ebrei, come ha affermato anche Shlomi Shabbat, coach della ragazza durante il programma e cantante di un noto gruppo israeliano: «In questi mesi il loro sostegno non le è mai venuto meno».

Dentro e fuori Israele sono in molti a vedere nel trionfo di Lina Makhoul a The Voice qualcosa di più di un semplice successo televisivo.

[smartads]Lina non è stata una concorrente come le altre, ha vissuto sotto i riflettori televisivi le vicende che gli arabi cristiani, così come altre minoranze etnico – religiose nel paese, si trovano a fronteggiare tutti i giorni lontano da una telecamera e da un palco.

Il consenso così ampio di pubblico che ha ricevuto sembra tanto un passo verso la pace, l’uguaglianza e la fine dei conflitti religiosi che piagano ormai dalla notte dei tempi il territorio di Israele.

Per essere precisi, si tratterebbe del secondo passo verso questa direzione, il primo è avvenuto un mese fa quando è stata eletta Miss Israele Yitysh Aynaw, prima miss dalla pelle nera, originaria dell’Etiopia.

Yitysh ha avuto l’onore di essere invitata giovedì scorso al ricevimento che il presidente israeliano Shimon Peres ha tenuto a Gerusalemme, durante il quale ha anche incontrato Barack Obama.

Prima una miss, poi una cantante: forse per fare pace basta davvero poco.

Ilaria Facchini