Cocaina: danni irreversibili alle funzioni celebraliAlcuni scienziati dell’Università Cattolica del Sacro Cuore del Politecnico Gemelli di Roma, coadiuvati da un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Insubria di Varese hanno effettuato un esperimento su animali da laboratorio che ha evidenziato come la cocaina  alteri le funzioni cerebrali, limitando e diminuendo il livello della molecola D-serina, molecola fondamentale alle comunicazioni sinaptiche rallentando, di fatto, le funzionalità della rete neuronale. La sinapsi è una struttura altamente specializzata che permette l’interazione, e quindi la trasmissione di dati, tra le cellule del sistema nervoso, i cosiddetti neuroni, e da queste cellule alle altre presenti in tutto il corpo.

Un impulso generato e trasmesso attraverso questa vastissima rete di comunicazione può viaggiare da un neurone ad una fibra raggiungendo velocità a dir poco incredibili, si parla di circa 120 metri al secondo, ma l’assunzione di cocaina rallenta questa funzione danneggiando in maniera decisamente importante la salute di chi ne fa uso.

Uno dei bersagli colpiti dall’abuso di cocaina è, dunque,  una molecola, la D-serina, indispensabile per assicurare una corretta comunicazione tra i neuroni a livello delle sinapsi.

La diminuzione della concentrazione di D-serina si traduce in malfunzionamento neuronale. “Abbiamo dimostrato che l’abuso cronico di cocaina induce, in animali da esperimento, una diminuzione della concentrazione di d-serina nel nucleus accumbens, un nucleo cerebrale coinvolto nei fenomeni di dipendenza da sostanze psicostimolanti”, chiarisce il professor Marcello D’Ascenzo dell’Istituto di Fisiologia Umana dell’Università Cattolica di Roma, che insieme a Claudio Grassi ha coordinato la ricerca finanziata dall’Istituto Italiano di Tecnologia. “Tale deficit molecolare – continua il fisiologo della Cattolica – determina, in questa area cerebrale, una ridotta capacità dei neuroni di modificare l’efficienza della trasmissione sinaptica che è alla base delle alterazioni comportamentali indotte dalla cocaina”.

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Negli animali sperimentati i ricercatori hanno provato a ristabilire artificialmente i rapporti di D-serina stabilizzandone i valori, riscontrando la sparizione delle alterazione comportamentali presenti in precedenza e provando, in questo modo, che queste alterazioni erano dovute all’assunzione della sostanza stupefacente.

La scoperta è stata pubblicata sulla rivista scientifica Brain e gli studiosi auspicano il proseguimento degli studi anche sull’uomo, per meglio arrivare a comprendere come curare in maniera adeguata chi ha subito danni per l’uso della cocaina.

 “Sebbene siano necessarie ulteriori indagini, i risultati di questo studio potrebbero rappresentare un punto di partenza verso il possibile impiego della d-serina come farmaco nel trattamento della dipendenza da cocaina”, spiegano gli autori dello studio. Si stima che circa il 4,8% della popolazione italiana di età compresa tra 15-64 anni ha provato ad assumere cocaina almeno una volta nella vita, mentre lo 0,9% ammette di averne consumata anche nel corso dell’ultimo anno.

Una più grande sensibilità verso l’opinione pubblica resta comunque l’obbiettivo principale da perseguire, soprattutto alla luce di queste ricerche, anche a costo di risultare banali e ripetitivi; la droga fa molto male.

Maria Francesca Cadeddu