Marò India

I due marò della Marina Militare sono tornati in India, accusati di aver ucciso due pescatori durante una missione antipirateria, verranno giudicati da un tribunale creato ad hoc.

I media indiani in questo momento si interrogano sulla strana inversione del governo italiano. I due militari erano tornati a casa per le elezioni, nel momento in cui sarebbero dovuti rientrare, l’Italia oppose il più netto rifiuto possibile al ritorno dei due inquisiti in India, scatenando le ire del governo e le logiche minacce di rappresaglie economiche.

I giornali indiani indicano proprio nella possibilità di ritirare gli accordi economici bilaterali tra i due paesi, da parte del governo di New Dehli, il motivo della decisione di concedere all’India di giudicare i due Marò. Non è chiaro se siano stati gli imprenditori italiani a premere sul governo, in modo da farlo tornare sui propri passi.
[smartads]

 Il sottosegretario agli esteri italiano Steffan De Mistura rassicura: “nessuna pena di morte per i Marò, abbiamo un’assicurazione scritta da parte del governo indiano”. Khurshid, ministro degli Esteri del Governo di New Dehli, non è d’accordo, “nessuna garanzia da parte nostra”. I nostri militari rischiano una pena relativa al reato di omicidio colposo in nessun modo compatibile con la pena di morte che, seppur ancora in vigore in India, è stata applicata ultimamente solo per reati gravissimi, le ultime vittime sono stati gli attentatori di Mumbay, per capirci.

Una bufala quella del governo italiano che, da una parte voleva giustificare il diniego al rientro dei militari dopo le elezioni e dall’altra voleva rendere comprensibile la sorprendente inversione a “U” sul caso avvenuta negli ultimi giorni. Insomma, la brutta figura è palese anche a detta del Capo di Stato Maggiore Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli che, nel rinnovare la prossimità alle famiglie dei marinai, ha dichiarato: “questa vicenda sta assumendo sempre più i toni di una farsa, mi auguro che si interrompa quanto prima e che i militari vengano riconsegnati alla giurisdizione italiana”.