Bersani pigliatutto. In collera il CavaliereNon ci sta Silvio Berlusconi. Non con questi personaggi. Come potrebbe d’altra parte condividere e accettare che le poltrone più ambite del Senato e della Camera siano state occupate dal pm Pietro Grasso e da Laura Boldrini? Due alieni che non hanno nulla a che spartire con l’entourage che negli anni, intorno a lui si è creato.

Pietro Grasso non è indagato, non ha accuse a suo carico, addirittura è capo della Direzione nazionale antimafia, l’incarnazione di quella contro cui il Cavaliere si scaglia da anni, ormai, la “magistocrazia”, così come la chiama lui. Laura Boldrini è una donna anomala, tanto per cominciare non è la nipote di nessun politico di fama internazionale, non aspira a fare la soubrette, e subito si capisce, fin dalle prime parole, che non è carne di mercato.

[smartads]“Quest’aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale. Dovrà farsi carico dell’umiliazione delle donne che subiscono violenza travestita da amore”, dice la Boldrini. È, perciò, bagarre nell’animo del convalescente Silvio, che in occhiali da sole, si dice pronto per un’azione di protesta, se anche la scelta del Presidente della Repubblica ricadrà su un uomo o una donna di sinistra. Darà battaglia in Parlamento e nelle piazze, perché racconta “Io sono pronto, come vent’anni fa, a non dare il Paese che amo a questi signori della sinistra”, se così dovesse succedere, allora, promette che “questo governo non avrà vita facile e dal Paese arriverà presto la necessità di un cambiamento”.

Immagina le tattiche, prevede un certo futuro, non proprio roseo per il suo partito, teme che i grillini possano sostenere il governo di Bersani, un supporto creato ad hoc per tagliare il Pdl fuori dalla torta politica. E così, si è messo a studiare, dice di aver riflettuto molto sul successo di Beppe Grillo, perciò deve inventarsi qualcosa, la lettera di rimborso dell’Imu è stata poco creativa, occorre pensare a qualcosa di più incisivo. Trova che l’unica soluzione per superare l’impasse attuale “era dar vita a un governo tra il Pd e il Pdl, le due coalizioni che hanno avuto il 30 per cento dei consensi, ma la sinistra non ha voluto perché ci odia”.

E com’è possibile? Non si capisce l’astio. In fondo,  magistrati e comunisti attentano alla sua “libertà personale”, dice che “all’interno della magistratura c’è una parte che ha formato una specie di associazione a delinquere che usa il potere giudiziario a fini politici”. Il Cavaliere giustamente non lo capisce, ha sempre fatto il contrario, è il potere politico che si usa per fini giudiziari. Questo, lui, lo sa bene. È la filosofia del suo partito, quello che si riversa sui gradini del Palazzo della Giustizia per protestare. “E pur si muove”.