Caso Marò e il discorso del primo ministro indianoLe parole date, come la carta scritta,  a volte non contano. È il caso della scelta “made in Italy” che sta facendo il giro del mondo. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marinai italiani, arrestati in territorio indiano perché accusati di aver ucciso due pescatori scambiati per pirati lo scorso febbraio, non faranno ritorno nella terra di Shiva. I due uomini erano rientrati in Italia in occasione delle votazioni politiche, una concessione dovuta dalla Corte suprema di New Delhi, con la promessa, però, del loro ritorno, una volta scaduti i termini della licenza. Dovrebbero essere, infatti, processati. È in queste circostanze che Manmohan Singh, il primo ministro indiano, ha tenuto un discorso. Inaccettabile, a suo parere,  è l’azione intrapresa dal governo italiano che ha violato ogni regola diplomatica. Non dovrebbero verificarsi, in nessuna situazione, azioni del genere, anche in virtù dell’interesse di una relazione bilaterale basata su una fiducia reciproca.
[smartads]

Il partito dell’opposizione indiana di centrodestra si è esposto in termini di “tradimento” e di “inganno contro la Corte Suprema” dell’Italia. Manmohan Singh si augura che i due marinai facciano ritorno in India affinché affrontino il processo, se così non fosse, se le autorità italiane non dovessero rispettare l’impegno dato alla Corte Suprema, ha annunciato che ci saranno naturali conseguenze nei rapporti fra i due stati.

L’Italia parla, invece, di “accordo internazionale”, intesa che sembra essere più che mai ritardata dalla controparte, ragion per cui  “il governo italiano ritiene che sussista una controversia con l’India”. Infatti, la scelta di trattenere i due marò sul suolo italico deriva dalla violazione di New Delhi “degli obblighi di diritto internazionale”.

Intanto i due marinai non solo non partiranno per l’India, ma riprenderanno anche a lavorare.