Uccise a sprangate i genitori. Pietro Maso ritorna in libertàLa tragedia si consumò nell’aprile del 1991. Ventidue anni sono trascorsi da quando la mano di Pietro Maso, insieme a tre amici, pose fine alla vita di suo padre e di sua madre nella loro abitazione di Montecchia di Crosara, in provincia di Verona. Un massacro dovuto all’avidità di un giovane che voleva impossessarsi dei beni di famiglia, una eredità che è costata la morte di Antonio Maso 52 anni e Maria Rosa Tessari 48, uccisi a colpi di sprangate.

Il 15 Aprile quel giovane di venti anni, l’ex “ragazzo della Verona bene”, uscirà di prigione, tornerà libero, a 42 anni e con un tempo davanti, tutto ancora da vivere. Ha scontato ventidue anni di carcere, sui trenta e due mesi cui inizialmente era stato condannato. L’indulto e la liberazione anticipata hanno, poi, accorciato il periodo della sua permanenza nel carcere milanese di Opera. Già dall’ottobre 2008 Pietro Maso viveva in regime di semilibertà. Durante il giorno, prestava servizio come addetto alle pulizie, presso il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, per fare poi ritorno alla sera nel carcere.

Ventidue anni, dunque, è la pena che cancellerebbe la colpa di Pietro, un periodo che, forse, non rende giustizia alle vite, spezzate via dalla spranga, di suo padre e sua madre. Edoardo Pallaro, il sindaco di Montecchia di Crosara, ritiene che Pietro Maso “non è più cittadino” di quel paese, perché la residenza di una persona che finisce in prigione si sposta automaticamente nel penitenziario dove si sconta la pena. Un posto lasciato anche dalle sue sorelle, e una casa, quella dove è cresciuto e dove si è consumato il delitto, che non ha più traccia di quello che è stato, nel bene e nel male.

Rachele Minichino