Primato italiano per le aziende protestateÈ stato detto che l’amore per il denaro è la radice di tutti i mali. Lo stesso si può dire della mancanza di denaro”. Mai verità è più attinente di questi nostri tempi. Parliamo di crisi. Crisi economica che è anche crisi di speranza e di fiducia. Non ci riferiamo ad un qualche progetto escatologico, né a discorsi fatti all’aria aperta, ma alla realtà disperata di molte aziende. E sono numeri, cifre che fanno rabbrividire le parole che lo raccontano.

L’anno scorso 47mila aziende hanno annoverato almeno un protesto,  e rispetto al 2007 la crescita si aggira intorno al 45%. Una collezione che non fa ridere, che getta nello sconforto e alza lo sguardo alla catena umana che è sempre più avvilita. Il rimedio, molto spesso, è il suicidio. Ma lo scenario apocalittico deriva da un governo immobile, stabile, indifferente, che usa belle parole per le grandi, le piccole e medie imprese e si arresta, non fa niente, rimane in letargo, a sonnecchiare. Intanto le aziende sprofondano e con esse le famiglie italiane.

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I dati sono lampanti. Secondo l’analisi di Cerved, i ritardi nei pagamenti ai fornitori, fanno ritorno ai massimi della crisi. La curva si allunga, passa dal 5,7% del totale delle aziende nel secondo trimestre del 2012 al 7,1% a fine anno. Le grandi aziende sono quelle più sofferenti e sebbene possano godere di termini in fattura più vantaggiosi, aumentano i ritardi di pagamento. In un solo semestre si è passati dal 6,9% all’8,2% del totale. Non rincuora, certamente, il costo dei prodotti da acquistare, che rincarano del 2,4% su base annua.

Un bollettino di guerra esauriente, che non lascia intravedere vie di fughe, neanche in direzione di quello Stato che dovrebbe rispondere alla situazione allarmante del Bel paese. D’altra parte, è esso stesso debitore e stando ai “soldi in tasca”, per saldarlo ci vorranno oltre 1.900 anni. Una eredità cospicua che penderà sulla testa di tutti gli spermatozoi, che vincendo la corsa agli ovuli, diventeranno umani e si aggiudicheranno un posto in prima fila allo spettacolo unico e inusuale della vita politica italiana.

Rachele Minichino