Omicidio Gussago Marilena Ciofalo

L’ennesimo efferato delitto di carattere passionale. E’ stato probabilmente un momento di follia e di smisurata paura di restare da sola, senza più l’amore di lei, Marilena Ciofalo (34 anni) che aveva deciso di lasciarla, ad indurre Angela Toni a sparare.

Era l’1 circa di ieri notte quando la 35enne Angela, originaria di Gualdo Tadino (provincia di Perugia), operaia in una fabbrica di materie plastiche a Rodengo Saiano, nei pressi di Gussago, dove si era trasferita con la compagna nel luglio scorso, ha messo fine alla loro storia d’amore per sempre.

LA RICOSTRUZIONE – Stando alle testimonianze della signora dell’appartamento accanto, avevano avuto un litigio circa la loro situazione sentimentale qualche ora prima intorno alle 22, poi più niente; gli animi si erano placati. Più tardi, improvvisamente due colpi assordanti; “credevo fosse caduta una bicicletta, sono uscita nel vano scale ma non ho visto nulla”, continua a dire la vicina che in quel momento guardava la tv. Non avrebbe mai immaginato una simile tragedia. La Toni avrebbe afferrato la pistola una 7.65 regolarmente detenuta, e sparato due colpi alla testa di Marilena dormiente dopo averle coperto il volto con un cuscino. La donna 34enne, originaria di Agrigento, attualmente disoccupata dopo aver lavorato come barista, avrebbe voluto lasciarla ma non ne ha avuto il tempo. Dopo averla uccisa Angela si è lavata, cambiata e ha adagiato i vestiti sporchi di sangue accanto al cadavere. Poi il silenzio fino al mattino quando alle 8 e 30 circa ha deciso di chiamare il 113: “ho ucciso la mia compagna, è tutto finito. Venite a prendermi, vi aspetto”.

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L’INDAGINE – Giunti nella villetta di Gussago dove le due si erano trasferite nel luglio scorso da Ancona, i carabinieri, guidati dal comandante provinciale Marco Turchi, hanno trovato Angela riversa sul divano in stato di choc e il cadavere, senza alcun segno che testimoniasse un tentativo di volerlo nascondere, in camera da letto. Era indecisa, non sapeva se togliersi la vita e raggiungere Marilena nell’illusione forse, di poter così perpetuare il suo amore, o costituirsi. Poi la decisione di consegnarsi alle forze dell’ordine: “volevo farla finita, ma devo pagare per quello che ho fatto”. Poco discutibile è il movente che ha spinto la giovane ad uccidere la sua compagna: erano in crisi, Marilena voleva lasciarla e lei non lo ha accettato. Da chiarire invece è il dubbio relativo ad un’ eventuale relazione della vittima con un’altra donna e se l’omicidio sia il frutto di un raptus momentaneo o sia stato premeditato. A sollevare la questione il fatto che l’omicida avesse richiesto e ottenuto il porto d’armi circa un anno prima per motivi sportivi, ma avesse acquistato e regolarmente dichiarato il possesso della semiautomatica solo qualche giorno fa.

Intanto una certezza, Angela esaudirà il suo desiderio di pagare per quello che ha fatto: nel pomeriggio di ieri infatti ha lasciato la caserma di Gussago ancora in stato di choc, per essere trasferita nel carcere di Verziano dove assistita dall’avvocato Fausto Pelizzari attenderà l’interrogatorio di convalida fissato per domani.

Marilena Felice