In tempi di crisi tocca eliminare il superfluo; e nonostante la pubblicità resti l’anima del commercio gli investitori continuano, anche nel 2013, a tagliare sugli spot: già a gennaio le reti Rai hanno registrato un calo di pubblicità del 15% rispetto allo scorso anno. Dunque le aziende rinunciano a quei passaggi frequenti e ossessivi per pubblicizzare i propri prodotti e niente super spot con protagonisti dai cachè super milionari quando a stento ci sono i soldi per pagare gli operai che quei prodotti li fanno.

Ma la televisione di Stato non può sopravvivere con il solo canone così si prova a tornare alle origini. Ripartirà,  infatti, da fine marzo il nuovo Carosello: in onda alle 21 avrà la stessa sigla del suo storico genitore, anche se digitalizzata e durerà 210 secondi, ovvero composto da tre spot da un minuto e mezzo l’uno.

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Lo scopo dell’iniziativa proposta dalla Sipra, la concessionaria di pubblicità che oltretutto cambierà nome in Rai Pubblicità, è stata pensata per contenere i costi e magari “avere una perdita in termini di fatturato leggermente inferiore di quella prevista” come dichiarato dal direttore generale Luigi Gubitosi. Gli spot saranno moderni ma le aziende potranno proporre anche le storiche immagini dei loro prodotti, dunque un revival per salvare il mercato pubblicitario. Ma, la domanda sorge spontanea, basterà il richiamo suggestivo ai tempi andati, quei tempi d’oro in cui l’economia italiana era in crescita e si poteva contare sull’italiano medio a cui non mancava più il pane, per stimolare gli investimenti dei  produttori e di conseguenza gli acquisti dei fruitori? O forse sarà proprio quel ricordo che renderà furioso chi, davanti alla televisione, ricordando quegli anni prenderà ancora più coscienza di come siano cambiate le cose e cambierà canale? Staremo a vedere.

Vanessa Cancelliere