Probabilmente se lo aspettava Maurizio Crozza, quando ha solcato la scena dell’Ariston travestito da Silvio Berlusconi, di essere accolto con qualche malumore. Anche in virtù delle polemiche dei giorni scorsi, ha scelto la strada più pericolosa. Il fatto è che si è scatenato un vero e proprio putiferio in platea, tra i fischi e gli improperi, il comico cercava di calmare il pubblico, anche grazie all’intervento del conduttore Fabio Fazio, è riuscito a continuare il suo intervento.  All’imitazione di Berlusconi, sono seguite quella di Bersani, Montezemolo e Ingroia con i vari riferimenti a Monti e Vendola. Tutto, o quasi tutto il repertorio a qui ci ha abituati, da La7 a Ballarò.

Durante l’imitazione di Berlusconi alcuni contestatori hanno alzato talmente la voce da non permettergli di continuare, ma con grande calma e ironia ha ribadito di essere un comico e di non dire nient’altro che la verità. I 168 euro che gli spettatori indispettiti dichiarano di aver pagato non gli danno certo il diritto di fare una cosa del genere, arrivare persino a interrompere uno spettacolo. Che fine avevano fatto questi, salvatori della musica e della purezza del Festival, quando Crozza si è scagliato altrettanto fortemente contro i leader degli altri schieramenti? E se il pubblico a casa invece gradisse l’intervento del comico genovese?

[smartads]Certo uno a casa si può cambiare canale, ma altrettanto facilmente ci si può alzare dal proprio posto in studio e aspettare la fine del fastidioso momento, se proprio non se ne può fare a meno. In questo modo ognuno riesce a fare il suo lavoro, tra l’altro quando si parla in vetrine così importanti ognuno si prende la propria responsabilità. Oltre le regole non scritte del buon gusto, abbiamo un codice Penale che disciplina i reati di denigrazione e di calunnia.

Berlusconi oggi dichiara che il monologo di Crozza sarà “un boomerang per la sinistra”. Visto che si dichiara così tranquillo anche l’ex-premier, non capiamo davvero perché qualcuno ha dovuto instillare uno spiacevole nervosismo in un momento di semplice satira.

Guglielmo Sano