Il vescovo di Roma non ha più le forze necessarie per continuare il suo ministero. Il 28 Febbraio il trono di Pietro resterà vacante e dovrà essere convocato un nuovo conclave.

L’ADDIO – “Ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.”. Sicuramente dimostra estremo coraggio, con questo gesto, il dimissionario pontefice. Per molti addirittura è un atto innovativo, potendo riscontrare notevoli differenze con gli altri due casi simili nella storia della Chiesa, tra cui quello di Pietro da Morrone, ovvero Celestino V autore del dantesco “gran rifiuto”. Ratzinger nella sua lettera parla di gravi condizioni di salute che ne avrebbero inficiato il vigore del corpo, necessario di questi tempi, per amministrare la comunità che Cristo affidò a Pietro. Parla, il Papa, anche di tempi di continui e determinanti cambiamenti nella società che, per essere affrontati, richiedono giovani e più innovative energie.

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LE MOTIVAZIONI – Georg, il fratello di Ratzinger, nella sua intervista al Die Welt ha dichiarato che da mesi era a conoscenza che il pontefice avrebbe potuto prendere la decisione di dimettersi. Addirittura già nel 2011, riferisce sempre lui, aveva palesato certe intenzioni. Anche in base a queste dichiarazioni, provenienti da una fonte ritenuta attendibile evidentemente, si dà per scontato che il sentimento di inadeguatezza del Papa verso il suo incarico sia relativo alle sue condizioni di salute. Ma qualcuno ha già fatto rilevare alcune discordanze e increspature, che solo il tempo e l’accertamento potranno consegnare al dibattito piuttosto che al pettegolezzo, relative a questo caso.  L’Arcivescovo di Palermo Paolo Romeo, durante una missione in Cina, esattamente un anno fa aveva predetto le dimissioni di Benedetto XVI, facendo il nome di Angelo Scola, Arcivescovo di Milano, per la successione e facendo nascere degli interrogativi su un possibile progetto di attentato ai danni di Ratzinger. Che sia in atto un progetto di rinnovamento coatto della Chiesa o che sia un atto di rottura da parte Ratzinger al momento non lo sappiamo, resta il fatto che il mondo cattolico affronta questo momento da una parte con rammarico, disagio e preoccupazione e dall’altro con una rinnovata speranza in una Chiesa più aperta, più giusta e umile.

Guglielmo Sano