Con una lettera in latino, durante la canonizzazione dei martiri di Otranto, Benedetto XVI ha annunciato la sua scelta di dimettersi dal sommo incarico.

LA VITA: Joseph Ratzinger nasce nel 1927, in un  piccolo paesello bavarese, a poca distanza dal confine austriaco. Comincia presto a fare i conti con la storia il giovane Ratzinger: l’ascesa di Hitler e le vicende della guerra lo toccano da vicino. Dovrà arruolarsi nella “gioventù hitleriana” e prestare servizio nel corpo di sostegno alla Luftwaffe. Con la sconfitta delle truppe del Fuhrer, viene recluso in un campo di prigionia degli alleati fino alla fine della guerra. Dopo il conflitto mondiale può dedicarsi agli amati studi filosofico-teologici, verso cui nutre un forte interesse e mostra un talento che gli sarà riconosciuto unanimemente e che lo porterà a insegnare nelle maggiori facoltà tedesche. Intanto viene ordinato al sacramento del sacerdozio, in seguito diventerà Arcivescovo di Monaco e Frisinga per poi ricevere l’anello cardinalizio da Paolo VI. Sarà l’amatissimo Giovanni Paolo II a nominarlo Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, da questo momento in poi avrà in mano le chiavi del dogma e della fede cattolica. Conserverà tale incarico fino alla nomina più importante, quella di pontefice, nel 2005.

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IL PONTIFICATO Non è stato facile raccogliere lo scettro lasciato da Papa Wojtyla, un papa amatissimo perché dotato di un particolare carisma, rispettato dal mondo della politica internazionale e osannato da artisti e uomini dello spettacolo. Papa Ratzinger si presentava diversamente: timido ai limiti dello schivo, severo e austero teologo, sembrava lontano dalla pancia dei cattolici che Giovanni Paolo II aveva saputo colpire e ammaliare. Il suo papato ha avuto alterne vicende e si è mosso tra recupero della tradizione, istanze di cambiamento e tentativi di stare al passo con i tempi. La messa in latino e l’account su Twitter, lo scandalo dei preti pedofili e il dialogo con le altre religioni, le prese di posizione contro l’omosessualità e le visite ai campi di concentramento sono alcuni dei momenti con cui Ratzinger ha dovuto necessariamente confrontarsi e non possiamo dire che ne sia uscito sempre indenne. Apprezzato da molti per le sue idee ai limiti dell’integralismo, ha poi dovuto fare i conti con le anime che, il cattolicesimo, perdeva di giorno in giorno. Accusato di oscurantismo e ipocrisia ha tentato un’inversione di rotta, risultata parziale e insufficiente.

Guglielmo Sano