MONZA, 11 FEBBRAIO 2013 – Quando Silvio Berlusconi annunciò a media unificati che avrebbe restituito agli italiani i soldi versati per l’Imu, Mario Monti aveva esortato tutti a non credere alle promesse roboanti fatte dal Cavaliere. Addirittura aveva accusato il leader del centrodestra di «corrompere gli italiani». Adesso, però, la promessa l’ha fatta proprio lui e, guarda un po’, anche la sua si incentra sull’Imposta Municipale Unica.

«Sarà gradualmente ridotta l’Imu a partire dal 2013 rendendola ancora più progressiva per eliminarla da circa la metà delle prime case» ha affermato il premier dimissionario, illustrando il suo programma elettorale durante un incontro presso la sede Monza e Brianza di Confindustria.

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Durante l’incontro, il Professore ha espresso chiaramente un concetto fondamentale, cioè che vanno abbassate le tasse: «Una necessità» ammette il premier. La diminuzione fiscale, tuttavia, non può avvenire acriticamente e in maniera totalizzante, ma deve avvantaggiare le fasce meno abbienti. In questo senso deve essere letta la proposta di Monti sull’Imu, non una restituzione, ma un abbassamento progressivo: «Non vogliamo non favorire i più ricchi, cosa che avverrebbe se ci fosse la restituzione. Proponiamo l’aumento della detrazione sulla prima casa da 200 a 400 euro, il raddoppio delle detrazioni per ogni figlio a carico da 50 a 100 euro con una detrazione di 100 euro per anziani soli e disabili fino a un massimo di 800 euro. Una riduzione di 2,5 miliardi, che sarebbe sostenibile».

A coloro che possono nutrire dei dubbi su questa proposta fiscale, visto che è stato proprio il governo Monti ad introdurre questa tassa che tanto a gravato sul bilancio degli italiani, è proprio lo stesso leader di Scelta Civica a spiegare come i tempi siano cambiati dalla manovra di lacrime e sangue. «Una cosa è dover ricondurre in poco tempo al pareggio un bilancio dissestato come era quello italiano un anno e mezzo fa, che non consentiva di essere dolci in materia di tasse. Un’altra è disegnare un futuro di 5 anni partendo da un bilancio pubblico strutturalmente in pareggio nell’arco di 5 anni».

Insomma, una volta oltrepassato l’abisso in cui rischiava di sprofondare l’Italia e lasciato lavorare a lungo nel tempo, Monti è sicuro di riuscire a traghettare il nostro Paese, se non fuori dalla crisi, almeno lontano dai gorghi impetuosi della recessione.

Giovanni Gaeta