Che non ci sia limite al peggio, si sa. Ma sembra che questo detto non sia ovvio e scontato per tutti. Una “parodia” l’hanno definita, una scenetta, un siparietto. Tra un pò verrà definità anche come pièce treatrale alla Ionesco, perché di assurdo c’è l’intero atto.

La pièce prende vita a Mirano nella sede della Green Power, azienda veneta che si occuperà di energie rinnovabili. I personaggi sono: Silvio Berlusconi nelle vesti di se stesso – al solito, il lupo perde il pelo ma non il vizio – e una giovane donna, area manager dell’azienda. Le comparse? I collaboratori della Green Power ed il pubblico estasiato. Una conclamata pièce che rappresenta il metateatro, si direbbe.

La giovane propone al Premier di installare un impianto a casa sua, sul tetto. Il Premier gaio e fiero dell’uomo che ha nei pantaloni chiede per la precisione: “Lei viene?“. Grammaticalmente un “lei viene” o un “viene lei” sono equivalenti, ma il significato non fa il significante, purtroppo. Sarebbe bastato invertire il soggetto ed il predicato, che magari la pièce sarebbe stata una semplice presentazione aziendale.

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Ma l’assurdo di Ionesco piace molto a Berlusconi, che insiste nel chiedere alla donna: “Quante volte viene?“. La giovane – imbarazzata o compiaciuta, ancora non si evince – controbatte: “3, 5 volte, dipende dalle esigenze“. Fischi, applausi, partecipazione compiaciuta del pubblico. La battuta spetta ancora al Premier che chiede alla donna di girarsi, in modo che possa testare la sua prestanza fisica. Lei acconsente. Sembra concludersi l’accordo, quando la donna chiedendo una semplice firma “personale”, si sente chiedere se voglia anche il numero telefonico di Berlusconi stesso.

L’atto  – non il primo, ma uno di una lunghissima serie – pare concludersi. La pièce è finita, il sipario si chiude. La solita commedia già vista, già sentita, già vissuta purtroppo. Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.

Martha Latorre