Sul grande schermo tornano gli zombie. “Warm Bodies” del regista Jonathan Levine, che uscirà in Italia il 7 Febbraio distribuito da Lucky Red, negli Stati Uniti è già un fenomeno al botteghino e ha incassato in un solo weekend circa 20 milioni di dollari. Se i risultati italiani rispetteranno le attese possiamo aspettarci un grande successo per questa pellicola. Sicuramente gran parte del merito va anche all’interprete principale, Nicholas Hoult, l’ex ragazzino paffuto di “About a Boy”, poi esploso grazie a film come “A single man” e “X-men: L’inizio”” e a una davvero interessante e supercool serie tv come “Skins” nella quale interpretava il ragazzino cattivo.

Warm Bodies” è tratto dall’omonimo libro di Isaac Marion e si costituisce come l’ultimo passo, dopo la serie tv “The Walking Dead”, verso la rinascita degli zombie ormai entrati a pieno diritto nel club dei “mostri commerciali e mainstream”. C’è chi dice sia figlio della “Twilight Saga” ma qui i presupposti sembrano del tutto diversi a partire dal tono ironico e costantemente in lotta tra serio e faceto con il quale vengono trattati i temi e gli avvenimenti del film.

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La storia si svolge in un mondo colpito da un virus sconosciuto che trasforma gli uomini in zombie senza ricordi e divoratori di carne umana. Gli uomini sani sopravvivono nascosti ma in un incontro con i mostri uno zombie (Nicholas Hoult) rimane affascinato da un’umana (l’attrice Teresa Palmer). I ragazzi si chiamano R, lui, e Julie lei, con un chiaro rimando al complicato amore sheakespeariano di Romeo e Giulietta. La vicinanza tra la ragazza e questo zombie a cuore caldo cambierà entrambi ma soprattutto “umanizzerà” il personaggio maschile. A interpretare il padre umano di Julie, nonché comandante dell’esercito che combatte gli zombie, un inconsueto John Malkovich.

Sicuramente un film con buoni spunti e molta ironia ma anche una favola dark forse troppo votata ad un consumo senza troppe pretese e per lo più adolescenziale. Così ha spiegato l’attore Nicholas Hoult in un’intervista: “Per quanto i personaggi che io e i miei colleghi interpretiamo siano dei mostri, sono anche outsider e vogliono essere accettati. R, il mio personaggio, vuole sentirsi umano. Da una parte fa cose terribili, certo, ma ha buone intenzioni, vuole prendersi cura di Julie e questo dà speranza all’umanità”. Il messaggio un tantino stucchevole del film in fondo è questo, che l’amore può davvero cambiare le cose e che il diverso non è necessariamente così diverso.

Laura Righi