I Ravens trionfano a New Orleans. Finale al cardiopalma! Lo dicono tutti: è stata una delle finali più belle e combattute della storia. Anche la più lunga: 4 ore e 14 minuti. Negli ultimi spiccioli di gara i Baltimore Ravens (al loro secondo trionfo su due partecipazioni) sono riusciti a resistere all’assalto dei San Francisco 49ers (prima sconfitta in sei SB) e a vincere per 34-31.

Meno male che la bellezza della partita ha salvato gli organizzatori dall’imbarazzo. Perché, prima, ci sono stati problemi di acustica nell’atteso concerto di Beyoncé durante l’intervallo, e non certo per colpa della cantante. Poi, poco dopo l’inizio del terzo periodo, una gran parte dell’illuminazione del Superdome di New Orleans è andata in tilt.

La Nfl, che ha impiegato 34 minuti per rimediare all’inconveniente e far ripartire la super finale.

Il blackout è stato il momento cruciale del Super Bowl XLVII o quasi. Perché c’è mancato poco che la lunga pausa costasse cara ai Ravens, che fino allora avevano dominato. Erano al comando 28-6, grazie soprattutto all’intelligenza e la perfezione di Joe Flacco, il quarterback italoamericano (bisnonni abruzzesi del Gran Sasso) un po’ sottovalutato, che aveva già servito tre passaggi a tre compagni diversi (Boldin, Pitta e Jones), mentre il quarto TD lo aveva realizzato Jacoby Jones con un ritorno di 108 yard (primato SB), proprio poco prima del corto circuito elettrico. Corse da infarto!

Dall’altra parte, invece, erano stati commessi molti errori: penalità cruciali, alcune azioni arrivate in prossimità della meta, ma concluse da field goal e non in touch down. Inoltre, poco dopo la metà del secondo quarto, c’era stato l’unica leggerezza del giovane quarterback di San Francisco, Colin Kaepernick, che si era fatto intercettare.

RIMONTA 49ERS – Quel +22 di vantaggio avrebbe dovuto garantire loro la sicurezza, perché nessun team aveva mai recuperato un gap di oltre 10 punti nella storia dei Super Bowl. Invece, tutto diventava improvvisamente più complicato. E i 49ers sotto la guida di Kaepernick si rimpossessavano della partita. Entro la fine del terzo periodo, Colin serviva un passaggio da 31 yard a Crabtree, poi c’era la corsa da 6 yard di Gore e quindi il calcio di Akers dopo un fumble di Rice. In poco più di 4’, era 28-23 Ravens: gara di nuovo aperta. SF riusciva ad avvicinarsi fino al 29-31 (anche con un TD personale di Kaepernick), ma con una manciata di minuti da giocare non riusciva a sfondare la difesa di Baltimore pilotata da Ray Lewis, che ora si ritirerà con il secondo anello al dito.

DIFESA E TRIONFO RAVENS – Schierati sulla linea delle 5 yard, come fosse una trincea, i Ravens non mollavano un centimetro. E tutti e quattro i tentativi di Kaepernick per sfondare quel muro andavano in fumo. La sfida fratricida fra i due allenatori, se l’aggiudicava il maggiore John Harbaugh che stringeva la mano al fratello Jim, tecnico dei 49ers, e davanti a tutto lo stadio gli diceva di volergli bene: “Sono felice, ma è stata dura, molto più dura di quello che pensassi”. Flacco, invece, a cui consegnavano meritatamente il premo di Mvp, eguagliava il record di Joe Montana con 11 touchdown serviti nei playoff.

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“Montana era il mio idolo, mai avrei pensato di essere menzionato assieme a lui”. Ora, Joe si godrà la popolarità e un nuovo contratto da molti milioni di dollari.

Davanti a circa 71mila spettatori allo stadio, e oltre 110 milioni davanti alla tv, la tradizionale finale del campionato professionistico di football, blackout a parte, mantiene tutte le promesse della vigilia: Alicia Keys canta l’inno Usa al Super Bowl, Beyonce’ ha esaltato il pubblico con un incredibile suo show e insieme alle Destiny’s Child tra il primo e il secondo tempo, i ‘fratelli coltelli’, Jim e John Harbaugh, seduti sulle due panchine, al fischio finale si abbracciano e si scambiano le congratulazioni di rito.

Per non parlare degli spot miliardari, che come capita ogni anno, si sono dati battaglia in uno show, dentro lo show. Uno spettacolo grandioso di luci e colori!

A chiudere la giornata di festa, tutta americana, le parole concilianti, del presidente Barack Obama, che nella tradizionale intervista del pre-partita fa pace con il mondo dei tifosi della palla ovale. La settimana scorsa aveva detto candidamente che se avesse avuto figli maschi non avrebbe voluto che giocassero a football, parlando di uno sport oggettivamente pericoloso. Frasi che non sono piaciute a nessuno. E oggi la netta marcia indietro: ”Mi riferivo al campionato giovanile, a quello dei College, non alla lega professionistica, dove giocano atleti maturi, formati”, chiarisce Barack. Neanche l’inquilino della Casa Bianca al massimo della popolarità’ può’ infatti permettersi di rendersi nemico ai milioni di americani che adorano lo sport più popolare d’America.

Maria Francesca Cadeddu