Siamo in crisi, nessuno lo può negare. Ti alzi la mattina e i tg nazionali te lo rammentano in continuazione, quasi fosse un rito da ripetere giornalmente. Siamo in crisi, e te ne accorgi subito, dalle cose più banali. Prendiamo per esempio un macellaio: questo ordina un tot di carne alla settimana, ma se poi non riesce a venderla cosa fa? Lo si fa una volta fesso, ma non la seconda. Decide quindi di ordinare una quantità ben precisa di carne perché sa che quella basterà per la clientela. Quindi tu non compri più la carne di una volta, ma una piccola razione, il macellaio ordina meno carne perché non riesce a venderla e di conseguenza anche chi alleva i bovini e i suini deciderà di nutrire meno animali perché sa che non riuscirà a disfarsene o a smerciarli come una volta e ricavarne quanto previsto. Questo è un semplicissimo esempio che fa capire come la ruota dell’economia gira pigramente rispetto al passato.

Si, siamo in crisi, e questa crisi colpisce soprattutto noi giovani, neo diplomati o neo laureati, e te ne accorgi subito, dalle cose più banali. Prendiamo per esempio un’azienda all’avanguardia: è chiaro che oggi l’azienda desidera e mira alla crescita, allo sviluppo, alla produzione attraverso attività di back-office, ambiente inanimato cause di forza maggiore, in sostanza mira ad un maggiore performance. Di conseguenza essa ha bisogno di una squadra di lavoratori ad alta specializzazione con anni e anni di esperienza lavorativa alle spalle, con un curriculum abbastanza consistente, il che chiude completamente le porte a chi si è appena laureato ed è in cerca di un’occupazione, perché si presume che il neo laureato non abbia alcuna esperienza lavorativa ma solo “briciolo” di cultura e voglia di fare, visto e considerato che lo studente deve “studiare” all’Università e non lavorare. Pertanto oggi è scomparsa la cosiddetta tecnica del “multiskilling”, ovvero quella tecnica accantonata dalle grandi aziende, che consiste nell’assumere non specialisti ma dipendenti, funzionari alle prime armi, neolaureati e neo diplomati, per far si che questi sviluppano le competenze direttamente sul posto di lavoro piuttosto che impiegare lavoratori con specializzazioni varie. Ma l’azienda in questo caso non è da condannare. Il suo obiettivo sappiamo benissimo qual è, quindi è palese che essa preferisce tenersi degli specialisti con anni di esperienza lavorativa piuttosto che assumere un giovane alle prime armi. Ed ecco perché oggi i giovani riescono a trovare quei lavori miserevoli, senza le opportune garanzie di reddito.

D’altro canto anche le ultime manovre salvaitalia sono state a mio modo di vedere una sventura per noi giovani, basti pensare all’aumento dell’età pensionabile per entrambi i sessi provocando a sua volta un aumento sproporzionato della disoccupazione giovanile, nonostante la parificazione giusta dei vari conguagli familiari e retribuzioni ambedue sessi evitando cosi il principio della discriminazione.

E’ evidente, e non serve una Laurea per capirlo, che aumentando l’età pensionabile riduce la possibilità di trovare lavoro per i giovani. Preferisco però sorvolare ahimè questo argomento, altrimenti sarei antipatico!

Domenico Marotti