ROMA, 1 FEBBRAIO – In meno di 10 anni le università italiane hanno perso 58mila studenti. A rivelarlo sono i dati diffusi dal Consiglio universitario nazionale, che hanno registrato un sensibile calo delle immatricolazioni in tutti gli atenei del Paese.

In soli 3 anni le iscrizioni sono passate dal 51% dei 19enni per l’anno accademico 2007/2008 al 47% per il 2010/2011, in parte a causa della riduzione del fondo nazionale destinato a finanziare le borse di studio, che nel 2009 copriva l’84% degli aventi diritto, nel 2011 solo il 75%.

Ma a calare è stato anche il numero dei professori, che attualmente sono il 22% in meno rispetto al 2006, anno a partire dal quale sono inoltre stati eliminati 1.195 corsi di laurea.

L’Italia si colloca al 34esimo posto su 36 paesi dell’Unione europea per numero di laureati.

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Riguardo a queste cifre preoccupanti ha parlato il viceministro del Lavoro Michel Martone, che in un’intervista al Corriere della Sera attribuisce il calo delle immatricolazioni a “un problema di modelli sbagliati”.

Si è diffusa l’idea – spiega Martone – che la laurea sia inutile. Purtroppo si affermano modelli negativi di successo immediato quanto effimero. Mi riferisco alle tante copertine su personaggi come Corona”.

Per quanto riguarda poi la riduzione dei fondi, una parte del problema, secondo il viceministro, “sono i fuori corso, che considerano l’università un parcheggio, perché possono permetterselo. È giusto paghino di più, perché con le risorse che si recuperano si possono finanziare più borse di studio”.

Beatrice Amorosi