TORINO, 1 FEBBRAIO – A quasi un anno, dall’attentato al consigliere comunale dell’Udc, finisce in manette Francesco Furchì. Avrebbe agito perché, Musy, gli rifiutò dei favori politici.

Era il 21 Marzo scorso quando Alberto Musy, consigliere dell’Udc al Comune di Torino, venne raggiunto da quattro colpi di revolver nel cortile di casa sua in via Barbaroux. Musy è ancora in coma e non ha potuto fornire delle informazioni, ma le indagini sembrano finalmente essere approdate al colpevole che è stato riconosciuto in Francesco Furchì. Di 50 anni e originario della provincia di Vibo Valentia, ma ormai stabile a Torino, Furchì è il presidente dell’associazione “Magna Grecia Millenium”, si era candidato alle ultime elezioni comunali in una lista che appoggiava la candidatura a sindaco dell’avvocato.

LE INDAGINI – Sono state “mastodontiche” le indagini sul caso Musy, a detta del procuratore Caselli, “un vero e proprio lavoro di setaccio, che ha coinvolto le migliori energie della procura e della polizia, per un tempo infinito”. L’individuazione di Furchì è stata resa possibile dallo studio delle celle telefoniche che ritraggono il passaggio dell’indagato proprio sul percorso e all’ora in cui avrebbe agito l’attentatore. Il politecnico di Torino ha poi effettuato uno studio antropometrico su un video che ritrae l’attentatore, con un casco in testa che ne rende impossibile il riconoscimento, la cui andatura corrisponderebbe a quella del Furchì, claudicante per una malformazione all’anca.

Pesano su Furchì anche tre diversi moventi rispondenti al mancato appoggio politico da parte dell’avvocato, titolare anche di una cattedra nell’ateneo palermitano.

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Infatti Musy si sarebbe rifiutato di favorire la candidatura a un concorso all’università di Palermo del figlio dell’ex-ministro Andò, Biagio, indicato dal faccendiere calabro. Inoltre non avrebbe assegnato nessun incarico comunale al Furchì, che lo aveva sostenuto alle elezioni, e ancora non lo avrebbe aiutato a trovare finanziatori per acquistare la “Arenaways”, società privata di trasporto su rotaie ormai prossima al fallimento. Il pm Furlan riferisce che effettivamente Musy si interessò alla faccenda, di trovare dei finanziatori che permettessero a Furchì di acquisire la società di trasporto privato, ma poi non se ne fece più niente, per questo ennesimo rifiutò Furchì armò la sua mano.

IL PROFILO DELL’ATTENTATORE – Un uomo dalla personalità complessa e sfaccetta, tra la megalomania e l’arroganza, capace di esibire atteggiamenti eleganti e forbiti ma anche delle maniere brusche e prepotenti. Dopo gli interrogatori in cui si è dichiarato estraneo ai fatti è apparso come un vero “Giano bifronte”, ai suoi interlocutori, in Procura. Adesso l’inchiesta tenta di chiarire alcuni punti oscuri della vicenda come il coinvolgimento di eventuali complici: per esempio il Prof. Montaneri che, aveva fatto conoscere Musy e Furchì, avrebbe riconosciuto l’uomo nel video preferendo tacere come si evince da una conversazione intercettata, oppure i vari conoscenti che l’indagato aveva nella criminalità organizzata.

In questo momento Furchì è chiuso e sotto stretta viglilanza presso il reparto psichiatrico “il Sestante” del carcere Le Vallette, poiché si teme che possa incorrere in atteggiamenti anticonservativi. Il pm Furlan chiederà la convalida dello stato di fermo.

Guglielmo Sano