BOLOGNA, 1 FEBBRAIO – “Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia, chi vuol essere lieto sia, del doman non v’è certezza”. Dovrebbe forse, ritrattare questi versi Lorenzo De Medici, stando alle ultime scoperte dei ricercatori della Berkeley University.

I professoroni americani sono, infatti, sulle tracce del gene della longevità e pare che l’abbiano anche scovato. Il “furfante” è stato beccato dopo essere stato trasferito nelle cellule staminali del sangue di alcuni topi vecchi.  “Ecce” il miracolo! Questi piccoli roditori hanno ringraziato i ricercatori, perché invece di morire, come di solito è consueto, sono ringiovaniti. Con questo intervento è stato verificato che le cellule “topesche” hanno recuperato la loro capacità di rigenerarsi. Un risultato importante secondo Danica Chen, uno degli autori di questa ricerca, perché se applicata all’essere umano potrebbe “aprire le porte a potenziali trattamenti per le malattie degenerative legate all’età”.

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Si chiama Sirt3 il gene trasferito nelle cellule staminali del sangue dei topi anziani, è una proteina della classe delle sirtuine e sembrerebbe rendere reversibile la disfunzione delle cellule staminali dovute alla vecchiaia. Chen era già a conoscenza del potere che le sirtuine hanno nel regolare l’invecchiamento, ma ha commentato che questo studio “è in realtà il primo a dimostrare come queste proteine siano in grado di invertire l’invecchiamento associato alla degenerazione. Penso che sia molto emozionante“. Un guinness dei primati tutto americano, dunque. In effetti, a guardarci bene, al di là anche dei risultati, un paese che punta sulla ricerca, è destinato a non invecchiare mai. Sirt3 o non Sirt3.

Rachele Minichino