ROMA, 28 GENNAIO Alberto Bevilacqua, ricoverato presso la clinica Villa Mafalda da Ottobre, versa in gravi condizioni a causa della klebsiella, patologia particolarmente grave e che richiede una terapia specifica, possibile unicamente in centri dotati di particolari macchinari. La compagna Michela Macaluso chiede alla magistratura di intervenire per far valere la sua intenzione di spostare il compagno. La clinica si difende appoggiata dalla sorella di Alberto, Anna.

IL FATTO – Circa sei mesi fa il noto scrittore Alberto Bevilacqua, di 78 anni, a causa di uno scompenso cardiaco, è stato ricoverato presso una clinica di Roma su consiglio del suo cardiologo. A Novembre, riferisce la sua compagna Michela Macaluso, avrebbe contratto, proprio nella clinica: un’importante infezione alle vie respiratorie. Una patologia che deve essere denunciata all’autorità sanitaria e che richiede l’ausilio di particolari strumenti, oltre che un’accurata terapia, per essere contrastata. A Roma sono due le strutture che rispondono a tali caratteristiche: lo Spallanzani e il San Filippo Neri. La Macaluso vorrebbe che il compagno fosse trasferito, per essere curato al meglio, ma nonostante il fatto che sia la compagna di Bevilacqua, da 20 anni, non può esprimere alcuna decisione, non essendo equiparato il suo status con quello dei parenti o dei congiunti. Tra l’altro lo scrittore è incosciente, altrimenti potrebbe da solo decidere della sua sorte. Bisogna intervenire tempestivamente per salvargli la vita, se resta nella clinica dove si trova molto probabilmente non ce la farà, questo è il pensiero della Macaluso. L’avvocato della poetessa, Giuseppe Zaccaria, poggia la sua accusa sull’inadeguatezza del protocollo terapeutico utilizzato al momento per curare Bevilacqua.

[smartads]

L’INDAGINE – Per questo motivo è scattata la denuncia alla Procura di Roma che, stando alle prime indiscrezioni registrate dalla stampa, ha aperto il faldone dell’ipotesi di reato, quello di lesioni colpose, senza formalizzare i nomi di eventuali indagati. I Nas stanno effettuando i relativi controlli, acquisendo la documentazione necessaria.

LE REAZIONILa replica della clinica non si è fatta attendere, attraverso il responsabile del reparto di terapia intensiva Claudio Di Giovanni, ha fatto sapere che l’infezione è stata contratta dal Prof. Bevilacqua prima del ricovero. Continua, il comunicato della clinica, con l’affermazione che non è stato violato alcun protocollo e che il ricovero e l’iter terapeutico sono stati concordati con la famiglia del paziente, con la Macaluso e il medico di quest’ultima Mauro Cacciafesta.

È perfettamente d’accordo con i medici la sorella dello scrittore Anna. Secondo lei l’operato dei medici è più che adeguato. Senza la loro perizia, sua fratello, già non ci sarebbe più. D’altronde dice che il ricovero è stato scelto dallo stesso Bevilacqua e della compagna, mentre lei era in Grecia. Non vuole aggiungere niente sugli strascichi giudiziari, adesso vuole solo pensare a mantenere il fratello tranquillo. Lo stesso Bevilacqua, aggiunge, le avrebbe fatto intendere, infatti lo scrittore è stato sottoposto a tracheotomia e gli serve aiuto per respirare figuriamoci per parlare, la sua volontà di rimanere in clinica in uno dei pochi momenti di coscienza avuti in questi giorni.

La compagna di Bevilacqua da parte sua si definisce sconvolta da tutto quello che sta accadendo. Dichiara di non essere mai stata interpellata riguardo all’iter terapeutico, d’altronde è una poetessa e non un medico, riguardo alle parole della sorella ha solo voluto ricordare che, una volta avvertita del ricovero del fratello, sarà andata giusto due o tre volte a visitarlo. Non bastasse tutto questo la clinica ha fatto pervenire la salata parcella dovuta per cure e degenza: 640 mila euro di cui ne sarebbero stati pagati al momento 120 mila. Chissà se questa storia sarebbe piaciuta allo scrittore: un uomo per cui si svolge una battaglia che probabilmente non avrebbe voluto. Chissà con quanta amara ironia avrebbe descritto il personaggio del malato incosciente, ormai oggetto dimenticato della contesa, travolto dall’orgoglio dei medici e dal cinismo dei parenti, con una donna che lotta per la sua vita. E alla fine un conto salato da pagare!