ROMA, 25 GENNAIO – Dopo un intervento di un’ora dal palco del Teatro Capranica di Roma, dove Silvio Berlusconi ha presentato oggi i candidati del Pdl a Camera e Senato, il Cavaliere sembra essere stato colpito da un lieve malore.

Dopo aver passato la parola al segretario Angelino Alfano, il Cavaliere si è affrettato a scendere in platea per sedersi subito su una poltroncina in prima fila, forse a causa di un improvviso mancamento. Dopo aver bevuto un bicchier d’acqua portatogli dallo stesso Alfano, l’ex premier è stato accompagnato in una sala attigua al palco, dove è rimasto per alcuni minuti.

Ma a chi al termine del comizio gli ha domandato se si fosse sentito male, Berlusconi ha risposto: “No, no, assolutamente no”. E in una nota dell’ufficio stampa di Palazzo Grazioli si precisa che “il Presidente Silvio Berlusconi sta benissimo, si è semplicemente seduto dopo aver tenuto un lungo e impegnativo discorso, sempre in piedi per un’ora e mezza”. Non c’è stato nessun mancamento, nessun malore, niente di niente, assicura la nota.

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Gli attacchi alla sinistra e a Monti

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Nel corso del suo intervento il Cavaliere ha attaccato duramente i suoi avversari, a partire dalla sinistra, la cui “invidia – ha detto Berlusconi – si trasforma in volontà continuativa di tassare chi, con sacrificio, ha raggiunto posizioni di benessere”.

Critiche anche al governo Monti, il cui “rendiconto finale è tragico”. “Siamo dentro una pericolosa spirale recessiva – ha spiegato l’ex premier – ed è un qualcosa che ci può portare alla depressione, al disastro e alla povertà”. E nel chiedersi “Abbiamo quindi sbagliato a sostenerlo?”, la risposta che si dà Berlusconi è categorica: “Col senno di poi certamente sì”.

Poi l’attacco al redditometro, definito dal Cavaliere “uno strumento inaccettabile in uno stato che non sia uno Stato di Polizia tributaria”.

E infine “un ringraziamento personale” agli esclusi dalle liste, perché “impresentabili”. Berlusconi ha dovuto ammettere che non candidarli “è stato necessario per evitare di perdere 1,5-2 milioni di voti”, pur riconoscendo che “è un passo indietro che cozza in maniera assoluta con la nostra fede, che è il garantismo”.

Beatrice Amorosi