BOLOGNA, 24 GENNAIO – 29 ordinanze di custodia cautelare e beni sequestrati per 90 milioni di euro. Questo, in cifre, il risultato della maxi operazione compiuta dalla Guardia di Finanza di Bologna per sgominare un’attività illecita nel settore gioco on line e delle video slot manomesse. A capeggiare l’associazione a delinquere un boss della ‘ndrangheta, Nicola Femia (detto Rocco), originario di Marina di Gioiosa Ionica (RC), ma residente dal 2002 in provincia di Ravenna, a Sant’Agata sul Santerno. Le indagini delle Fiamme Gialle, condotte sotto la direzione della Dda,  sono iniziate nel 2010 e hanno preso l’avvio da un episodio di sequestro di persona.

Nel giro di due anni è emerso che il Femia , dalla provincia di Ravenna, gestiva un’attività dedita alla promozione, diffusione e gestione del gioco on line, attraverso la connessione a siti esteri per lo più di diritto romeno e britannico, privi delle prescritte concessioni. L’attività aveva diramazioni in tutta Italia (Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana, Lazio, Marche, Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna) e all’estero (Gran Bretagna e Romania).

Tipicamente mafiose, estorsioni e sequestro di persone, le modalità con cui venivano gestiti gli affari della banda.

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Le 29 ordinanze restrittive, 18 delle quali eseguite in carcere, hanno riguardato anche tre appartenenti a forze di Polizia in servizio e in congedo e hanno comportato l’esecuzione di oltre 150 perquisizioni presso il domicilio dei soggetti indagati e numerose sale da gioco, dove venivano collocate le video slot manomesse o consentire il collegamento con i siti di gioco on line illegali.

Come non bastasse i finanzieri hanno anche scoperto che la banda aveva creato un giro illegale per la produzione e commercializzazione di apparecchi elettronici da intrattenimento. Le schede gioco utilizzate dai clienti erano però manomesse in modo da occultare la reale portata dei volumi di gioco e ricavare così un ulteriore guadagno a danno dello Stato. Determinante in questo settore dell’indagine è stato l’apporto fornito dall’Amministrazione Autonoma Monopoli di Stato.

I membri dell’associazione criminale sono stati accusati anche di estorsioni e di un sequestro di persona e di ricorrere sistematicamente all’intestazione fittizia di società, beni mobili e immobili, allo scopo di nascondere il patrimonio accumulato e preservarlo così da sequestri.

Antonella Traina