BOLOGNA, 24 GENNAIO – La ricostruzione dei costi connessi con la distribuzione diretta dei farmaci è al centro di uno studio a cura di Assofarm Emilia Romagna.

Le Asl, per l’organizzazione e la dispensazione dei medicinali del Prontuario per la continuità assistenziale Ospedale –Territorio (PHT) in modalità diretta (DD), attraverso i punti distributivi farmaceutici, sostengono, così come le farmacie territoriali, oltre al costo dell’acquisto dei farmaci, degli oneri gestionali, organizzativi e logistici.

Non potendo usufruire di dati diretti a riguardo, l’analisi condotta dal Centro di ricerca Antares di Forlì per Assofarm, ricostruisce questi oneri attraverso delle stime che permettono di comparare più uniformemente la remunerazione riconosciuta alle farmacie per la “distribuzione per conto” (DpC) con gli oneri sostenuti perla DDdispensata dalle Asl.

Per un quadro più completo possibile degli oneri che ricadono sulle due modalità distributive, è indispensabile quantificare anche i costi indiretti, sostenuti dalla cittadinanza negli spostamenti per raggiungere il punto di distribuzione farmaceutico della struttura sanitaria di riferimento, imputabili alla diversa copertura territoriale dei presidi sanitari.

Per tale scopo, sono stati  considerati sia i costi diretti di struttura dell’Asl – oneri gestionali e logistici comprensivi dei costi figurativi per gli spazi del contatto col pubblico, a cui si aggiungono i costi del personale, rappresentati dalla professionalità dei farmacisti messi a disposizione – che i costi indiretti per il cittadino. I costi indiretti considerati sono a loro volta  espliciti, come il costo della benzina impiegato per raggiungere il punto distributivo ed impliciti, come il costo opportunità riferito al tempo impiegato nello spostamento.

I costi diretti sono rapportati al numero di confezioni distribuite tramite i punti farmaceutici Asl, anch’esse stimate, non potendo usufruire di dati di fonte Asl.

La media delle 4 Asl considerate da un costo diretto a confezione di 3,74 €, con punte massime di 4 € per Reggio – Emilia e Forlì.

I costi indiretti – calcolati considerando i km effettivi che separano ogni singolo comune dal punto di distribuzione farmaceutico Asl più vicino – vengono divisi per il numero di confezioni che si ipotizza possano essere ritirate in un viaggio verso il più vicino punto distributivo Asl, considerando un diverso costo opportunità per le confezioni imputate agli over sessantacinquenni.

Per non sovrastimare la distanza verso le Asl, dal costo indiretto per recarsi ai punti distribuitivi Asl, si sottrae quello che i cittadini sostengono nello spostamento verso la farmacia territoriale più vicina, considerando una soglia di prossimità di 4 km.

Il cittadino sostiene così un costo indiretto aggiuntivo medio per recarsi ai punti Asl superiore ai 3 € a ogni confezione, oscillanti dai 2,23 € di Reggio – Emilia, ai 4,47 € di Forlì.

Sommando i costi diretti e quelli indiretti al netto dell’”effetto prossimità”, si ottiene la stima del peso economico che ricade sui cittadini per ogni confezione ritirata presso i punti Asl.

Si tratta di una stima estremamente prudenziale che sovrastima il “costo di prossimità” delle farmacie territoriali, poiché la parte di popolazione residente in aree urbane, percorre mediamente una distanza inferiore a 4 km per raggiungere la farmacia più vicina; inoltre tale stima non include altre tipologie di costo, come quella che potremmo definire “spreco di approvvigionamento” (che porta il cittadino a cautelarsi verso la difficoltà di approvvigionamento dei farmaci, aumentando le scorte dei prodotti).

La stima del costo sostenuto (escludendo il costo del farmaco) dal cittadino e dall’Asl nella Distribuzione Diretta, è mediamente di 7 € (+ iva) a pezzo (con un picco massimo per Forlì di 8,5 € e uno ridotto per Reggio – Emilia di 6,3 €) che comparata con i 3,92 € (+ iva) riconosciuti come remunerazione alla DpC, rende quest’ultima nettamente più economica.

La differenza può essere paragonata ad un ticket occulto aggiuntivo che si accompagna ad un maggior disagio del cittadino in termini di accessibilità. Per le Asl, del resto, correggere questo costo, implicherebbe una capillarità simile a quella delle farmacie, con  ingenti costi pubblici in termini di strutture e personale. In una fase di contenimento della spesa pubblica l’accessibilità della farmacia territoriale è dunque un fattore di contenimento dei costi.