BOLOGNA, 24 GENNAIO – E’ un po’ strano iniziare un diario dalla fine di un’avventura, solitamente si inizia a scrivere quando un qualcosa inizia. E invece la mia stagione è finita da quasi due mesi ed io ho avuto l’idea di cominciare a scrivere questo mio diario oggi, camminando per le strade affollate del mio paese con una leggera pioggerellina che mi accompagnava; non ricordavo più la pioggia. E’ strano come, nel giro di 7 mesi, si riesca ad accantonare così facilmente tutte le vecchie abitudini per prenderne di nuove, di solito sono queste ultime le più difficili da accantonare, da lasciarsi alle spalle, come se avessero vissuto con te per tutta la vita.

Mi chiamo Jessica, nativa piemontese ma romana da sempre, per quanto adesso, dopo 22 anni di vita, non riesca più ad identificarmi né nella piemontese né nella romana, sono cittadina del mondo e mai per più di 8 mesi. C’è talmente tanto e niente da scoprire di me, della mia particolare tendenza a “scappare”, della mia contraddizione, che scriverlo nel mio primo articolo di presentazione potrebbe solo destabilizzarvi e farvi scappare a gambe levate!

Magari vi starete chiedendo: “Bene! E quindi cos’hai da dirci? Perché hai scelto di iniziare un diario?, questa stessa domanda me la sono chiesta anch’io e mi sono risposta mentre ascoltavo una suadente Malika Ayane cantare Il tempo non inganna, convincendomi che è proprio così. Il tempo mi è diventato amico, insieme ad una buona dose di coraggio e all’incontro con una reflex, sono riusciti a cambiarmi la vita.

Sono semplicemente una giovane fotografa turistica che, logorata da una storia d’amore finita male, una di quelle classiche storie che ti mangiano cuore, fegato, mente e vita è riuscita a risorgere dalle proprie ceneri come una bella fenice, a fare armi e bagagli (o meglio reflex e bagagli) e trasformare il mondo nel suo paio di tacchi personali.

Sono ancora giovane rispetto a tanti altri miei colleghi che ho conosciuto nel corso delle mie stagioni, la maggior parte mi ha sempre ripetuto <<Per questo lavoro ho perso tante persone.>>

Io non ho mai risposto, forse perché non ho ancora così tanta esperienza per poter ribattere, ma al momento non mi sembra di aver perso nessuno. Forse un po’ di fianchi a furia di muovermi sotto il sole cocente tutto il giorno, forse un po’ di voce a furia di urlare suggerimenti per le pose, forse un po’ di timidezza che ho dovuto per forza accantonare o semplicemente un po’ di dolcezza che ho dovuto trasformare in cinismo per poter continuamente dire addio a persone di cui mi ero affezionata.

Ma persone ancora no, non le ho perse, anzi le ho accumulate.

Perché fare la fotografa in un villaggio turistico è passione, è un modo per crescere professionalmente ma è anche un accumulo di pensieri, quelli di tutte le persone che incrociano il tuo cammino e che ti portano, dopo 8 mesi di stagione, ad avere una testa completamente nuova. Una sorta di puzzle mentale in 3D, che si costruisce da solo, tassello dopo tassello, ogni volta che incrocia un nuovo pensiero, un nuovo modo di fare e perfino un nuovo dialetto. Scopri, così, una nuova te stessa e ti accorgi che anche i tuoi interessi vanno via via mutando. Sport che non avresti mai pensato di provare, viaggi che non avresti mai pensato di poter prendere in considerazione, storie d’amore che non pensavi potessero esistere, libri che non avresti mai voluto leggere e che divori in un paio di notti. Forse il potere più grande di questo mestiere è imparare a non dire: mai, per sempre, non mi piace e addio.

Perché in quel piccolo mondo ovattato, il villaggio turistico, non esiste futuro, non esistono programmi a lungo termine e promesse eterne. Esiste il carpe diem in tutta la sua forma e forza che ti spinge a vivere quegli attimi nella maniera più sincera possibile, divertendosi, ballando come non faresti mai nella “vita reale”, innamorandosi alla fioca luce di un falò sulla spiaggia e  regalandosi un book fotografico con pose da diva che riguarderai con un caldo sorriso e un po’ di malinconia in ricordo della tua vacanza.

Perché, d’altronde, è anche questo un altro grande potere del villaggio turistico: l’immortalità di quella vacanza che ognuno sente “sua”, grazie anche alla magia di quel posto, la passione trasformata in lavoro di tanti ragazzi  del mondo dell’animazione e del sorriso che ci regalate e che vi doniamo. Sinceramente.

E’ di questo che parlerà la mia rubrica. Diario di una fotografa turistica racconta il mio mondo, tra valigie precarie, un biglietto da convalidare, un paio di tacchi abbandonati in fondo alla stanza di un albergo, storie d’amore iniziate e finite nel giro di una settimana e storie d’amore più complesse e durature, semplicemente vi racconterò la mia scelta di vita. Talvolta ricevendo una critica o magari incentivando molti giovani a trovare quel coraggio di percorrere la strada che vorrebbero, nella mia pura e semplice scrittura, dettata dalle emozioni, mi faccio conoscere a voi.

Jess.