BOLOGNA, 24 GENNAIO – È partita la corsa all’oro qualche giorno fa. Trattasi delle iscrizioni all’anno scolastico 2013/2014. Se l’anno scorso era una modalità facoltativa, l’iscrizione telematica, adesso è divenuta obbligatoria. Una novità che riguarda 1,7 milioni di studenti. Le famiglie avranno tempo di procedervi fino al 28 Febbraio. Data, forse, poco chiara, altrimenti non si capirebbe la fretta delle famiglie italiane a iscrivere i loro pargoli.

Siamo, infatti,  oltre le 13.000 richieste, già dalle prime ore dal via. Quando la cultura è importante! La novità è incentrata tutta sulla nuova modalità di iscrizione. Mamma o papà, o tutte e due messi insieme dovranno prendere le loro comode poltrone e usare il computer, selezionare la scuola interessata, compilare la domanda, registrarla accuratamente, e inviarla alla scuola prescelta tramite il sistema “Iscrizione on line” riscontrabile sul sito del ministero dell’Istruzione, o preferibilmente all’indirizzo telematico www.iscrizioni.istruzione.it.  Il medesimo sistema si farà carico di certificare l’avvenuta iscrizione tramite posta elettronica e le famiglie potranno seguire da vicino, a portata di mouse, l’iter della domanda effettuata. Passi da gigante, insomma!

Per la velocità con cui i genitori hanno attivato la domanda, il capo dipartimento del Miur, Giovanni Biondi ha affermato, durante la trasmissione a Radio24 che “Questa corsa è difficile da comprendere”, c’è abbastanza tempo e la rapidità con cui si inoltra la domanda non è criterio di recepimento della stessa. Anzi, questi riguardano principalmente l’area geografica di residenza della famiglia e la presenza di altri fratelli nell’istituto scolastico. Il signor Biondi esorta, perciò,  le famiglie a spendere più tempo nella valutazione dell’offerta formativa. Sarà forse, semplice ansia quella dei genitori?

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Proviamo a comprendere qualche loro preoccupazione. Per esempio in Italia molti degli istituti scolastici hanno problemi di sicurezza, talvolta di degrado. Alcune scuole mancano di palestre, laboratori, altre sono strutture fatiscenti, che cadono a pezzi. Non lo diciamo noi, lo dice il Miur. Il 75% degli edifici scolastici contano più di 50 anni e ogni anno l’Inail registra oltre 85mila infortuni nelle classi. Gli edifici italiani, secondo il Censis, sono spesso inadeguati e vecchi, questo perché sono stati costruiti rapidamente e in modo non del tutto adeguato. Inoltre, le scuole ultracinquantenni sono state realizzate senza criteri antisismici, criterio assente nella legislazione del tempo. Il 33,5 % delle scuole manca di un impianto idrico antincendio, il 50,7% di queste non dispone di una scala interna di sicurezza e la conformità dell’impianto elettrico manca del 40% in diversi casi. Altro che esercitazioni anti-incendio. Ma se vogliamo essere ottimisti, poche volte si è sentito di incendi appiccati a scuola, più spesso di terremoti, però a rincuorare le famiglie italiane è la presenza nel 17% delle scuole, di quella fastidiosa cosa che è l’amianto. Bombe ad orologeria, quindi. Il governo ha però stanziato circa 680 milioni di euro per la messa in sicurezza delle scuole. Soldi che bastano a coprire solo il 4% degli istituti in malora. E le altre? Naturalmente la crisi è crisi, perché prendersela con la politica becera e villana? Magari investiranno in didattica.

La vittoria dell’istruzione italiana, infatti, è arrivata. L’Alma Mater di Bologna resiste nella graduatoria del QS World University Ranking 2012-2013. Se due anni fa era al 176esimo posto, l’anno scorso al 183esimo, oggi è al 194esimo. Soddisfazione, dunque, per tutto il popolo degli umanisti, dei filosofia, dei ricercatori, dei docenti. Almeno una università italiana figura tra quelle più importanti, anche se sta perdendo terreno. Questo popolo, per forza di cose, ringrazia il Miur e si sta ancora ponendo il quesito di prima:  Come mai i genitori stanno facendo la corsa all’iscrizione?!

Rachele Minichino