BOLOGNA, 24 GENNAIO – “Collezionare è come raccogliere oggetti portati a riva in un posto sulla spiaggia e quel posto sei tu. Quando poi muori, tutto sarà di nuovo portato via” con queste parole Damien Hirst commenta l’arte di collezionare l’arte.

A non tutti era noto che Hirst, oltre ad essere uno degli artisti più quotati e criticati al mondo, fosse anche a sua volta un collezionista d’arte. Tuttavia si intitola “Freedom not Genius” la mostra inaugurata a dicembre presso la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, nella sede del Lingotto, a Torino. L’esposizione, curata da Elena Geuna, raccoglie circa duemila pezzi della collezione privata dell’artista iniziata negli anni ’80 e da lui chiamata “Murderme”; da Bacon a Picasso, da Warhol a Jeff Koons, da Banksy a Tracey Amin, per arrivare a molti giovani artisti da lui conosciuti personalmente durante gli studi.

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Una collezione privata che permette di comprendere meglio l’artista Hirst svelandone lati nascosti e approfondendo la sua ossessione per la morte nelle sue sfumature. Uno degli artisti contemporanei più discussi, amati e odiati dei nostri giorni, appartenente ai Young British Artist, porta quindi alla luce la sua collezione eclettica permettendoci di scavare nella sua personalità. Un’indagine sugli oggetti e sulla rappresentazione degli stessi in questa mostra che solamente per la seconda volta viene concessa al pubblico.

Il controverso artista contemporaneo il  14 Dicembre 2012 ha sciolto, dopo 17 anni,  il suo sodalizio con Larry Gagosian e le Gagosian Gallery, rete di ben dodici gallerie sparse in tutto il mondo (da Hong Kong a New York), ed è ora rappresentato dalla White Cube di Jay Jopling.

“Freedom not Genius” rimarrà nella Pinacoteca torinese fino al 10 marzo 2013.

Laura Righi