MILANO, 23 GENNAIO – No. Non si tratta dell’evasione escogitata dal grande Steve McQueen per liberare i suoi uomini dalla prigionia nazista. In questa storia non centrano questioni razziali o ideologiche o ancora supremazia politico-militare su altre nazioni. Questa è la storia di un italiano che pensava di essere al di sopra delle regole. Di un italiano che, anestetizzato dal più oscuro periodo della politica e della magistratura italiana, credeva di essere intoccabile. Non è stato cosi.

Fabrizio Corona è stato arrestato a Lisbona. Anzi, si è consegnato alle autorità lusitane prima che gli agenti dell’Interpool (che avevano un mandato di arresto internazionale per lui) lo catturassero e lo rispedissero in Italia a scontare quei sette anni che i giudici gli hanno inflitto. Spavaldo fino alla fine, ha postato su Internet un video in cui dichiarava di essersi consegnato alla polizia locale perché non riconosceva il verdetto del tribunale di Torino. Adesso gli verranno anche negate le ore di servizi sociali con cui avrebbe potuto dimezzare la pena. Finisce cosi un telefilm che ha coinvolto, nostro malgrado, tutto il paese per più di cinque anni.

Tutto cominciò con l’inchiesta Vallettopoli, che portò alla luce lo squallore che si cela dietro i riflettori della televisione , della politica(addirittura un portavoce di Gianfranco Fini, Salvo Sottile, venne coinvolto), del calcio e dell’imprenditoria italiana. Corona, allora del tutto sconosciuto al grande pubblico, venne accusato di estorsione (ricatto ad importanti celebrità per delle foto compromettenti), spaccio di droga e favoreggiamento della prostituzione. Venne coinvolto anche l’amico di una vita Lele Mora, recentemente uscito di prigione per la medesima questione.

Dopo settantasette giorni di carcere e l’abilità del nostro Corona di concentrare su di se l’attenzione dei media (e soprattutto la mediocrità di certa stampa nazionale che fece di lui il personaggio dell’anno) lo catapultò al centro di ogni rivista di gossip. Il fidanzamento con Belen Rodrigez (anche lei sempre in cerca del riflettore più luminoso) ed una serie di altri reati commessi dall’intrepido stallone italiano (uso di banconote false in due bar, corruzione di una guardia penitenziaria per realizzare un servizio fotografico all’interno di San Vittore, ricettazione di denaro, evasione fiscale, ecc) gli valsero il titolo di Bad Boy nostrano.

Da allora è stato un continuo spaziare per giornali e televisioni italiane, in cui si presentava e cominciava ad arrogare questioni morali sulla giustizia italiana, di cui proprio non ne sentivamo il bisogno. Accompagnato da presentatrici compiacenti(inutile fare nomi) che poi finiva sempre per querelare per questo o quell’altro motivo, Corona è riuscito a raccontare la sua versione dei fatti e intortare un numero consistente di giovani italiani. Il suo modo di fare grezzo, ma comunque affascinante, la grande furbizia nell’aggirare le regole (vediamo dove l’ha portato questa sua convinzione) lo resero schiavo di un personaggio che lui stesso dichiarava essere solo finzione. Un qualcosa creato per far ripartire le società di sua proprietà e riprendersi i soldi congelati dalla magistratura dopo Vallettopoli. Dopo essere uscito dal carcere, Corona dichiarava di aver fatturato milioni di euro solo grazie alla mercificazione del proprio corpo. Il prodotto Corona diventò subito irresistibile per una società come la nostra, dove non è la persona onesta ma è il più furbo a fare carriera. Centinaia di discoteche cominciarono a prendere contatti con il suo entourage, disposti a pagare cifre da capogiro per una sola comparsata di questo surrogato del bullismo in età adulta(anche con scarsi risultati; tutti ricordano il famoso pugno sferrato da Vieri a Corona durante una serata della movida milanese). Lui, da vero Bad Boy, si presentava in ritardo, con la sigaretta in bocca e lo sguardo da duro, pronto a farsi sommergere da centinaia di fans urlanti e carichi di sue foto.

Poi cominciò il declino, lento ed inesorabile. La rottura del fidanzamento con Belen, i processi che si accumulavano, la pena che lievemente cresceva mese dopo mese. Alla fine è arrivato il giusto epilogo di questa penosa storia italiana. Non c’è più il Corona che urlava, sbraitava e lanciava insulti a tutti. Bensì, c’è un ragazzo di trentotto anni, che, stando ai rapporti della polizia portoghese, si avvilisce e piange di fronte a quei sette anni di prigione che dovrà scontare. Pensava di essere al di sopra delle parti. Pensava di essere il più intelligente di tutti. Invece si è rivelato solo uno dei tanti arroganti senza valori, se non quello nel denaro, che purtroppo riescono sempre ad avere troppo spazio nella vita della nostra bella penisola. Si credeva un leader, un duro che nessuna prigione avrebbe mai potuto contenere. Chissà se gli uomini del capitano Hilts(alias Steve McQueen) lo avrebbero seguito come fecero effettivamente nel film. Lui avrebbe detto di si senza esitazioni. Forse sarebbe stato l’unico di quel plotone a credere in una possibilità di fuga.

Nicolò Lucidi