MILANO – Ore 17 del 21 gennaio 2012: tutto fatto (o quasi) per il ritorno del brasiliano Kakà in rossonero. Si trattava di fissare gli ultimi dettagli, non tanto col giocatore (che aveva deciso di dimezzarsi lo stipendio – da 10 milioni netti a stagione, ai “soli” 6,3 che avrebbe percepito pur di tornare alla corte di Milanello), e nemmeno col presidente del club madrileno Florentino Perez, che, a detta di molte agenzie, aveva già trovato una specie di pre-accordo con l’amministratore delegato rossonero, Galliani: prestito di 30 mesi fino alla scadenza del contratto, che avrebbe permesso di evitare una forte minusvalenza al club spagnolo.

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Ad impuntarsi, facendo tramontare per il momento ogni spiraglio di trattativa, sono stati invece i fiscalisti di Florentino Perez che nella riunione delle 17 di ieri, indetta appositamente dal presidente, gli hanno in pratica vietato di portare a termine la trattativa.

Quale sia stato il motivo che ha spinto i consiglieri di Florentino a prospettare tale decisione è abbastanza chiaro: il danno d’immagine che avrebbe macchiato l’operato della dirigenza del Real sarebbe risultato senza precedenti. In effetti non capita tutti i giorni che un giocatore venga acquistato da una società alla cifra di 67milioni di euro e, dopo appena tre stagioni, restituito “gratis” alla società venditrice.

Ora la trattativa più che di mercato, diventa “affare diplomatico” tra i dirigenti madridisti, che sognano di sbarazzarsi dell’ingaggio faraonico del brasiliano uscendo bene (almeno in apparenza) da questa vicenda, e il Milan che spera di rivedere il beniamino di tante vittorie indossare ancora la casacca rossonera. Ma quel che conterà più sarà la volontà del presidente Berlusconi, desideroso di regalare ai propri elettori… pardon tifosi, un primo sollucchero nella campagna elettorale… volevo dire “di mercato”… in corso.

Lorenzo Battaglia