BOLOGNA, 23 GENNAIO – Si chiama “ Winter blues” ed è una forma di malinconia che colpisce un grande numero di persone al sopraggiungere della stagione invernale, quando le giornate si fanno via via più brevi, gli impegni si infittiscono e la luce solare tende ad essere più fioca. “Generalmente si tratta di un disturbo passeggero, legato a qualcosa di specifico e di breve durata – spiega Matthew Rudolfer, esperto in salute mentale  del National Institutes of Health degli Stati Uniti – in alcuni casi però può trasformarsi in una patologia vera e propria, la cosiddetta sindrome affettiva stagionale”.

Puntuale come un orologio svizzero questa sindrome si presenta ogni anno col cambio di stagione e generalmente va via dopo diversi mesi, con il sopraggiungere della primaivera e dell’estate. I sintomi: malinconia appunto, tristezza, senso di inutilità, mancanza di forze. Ma anche irritabilità, demoralizzazione sconforto. Si perde interesse per la vita quotidiana, affetti, hobbies, interessi, tutto viene sopraffatto da uno “spleen”, da un senso di desolazione e solitudine esistenziale contro il quale sembra inutile poter combattere. I medici la definiscono come una sorta di ibernazione psicologica che porta anche a dormire spesso e troppo e ingrassare. Chi ne è affetto infatti prova un desiderio insaziabile di carboidrati, non solo dolci, come biscotti, torte o snack, ma anche pane, pasta, tutti cibi composti da zuccheri complessi che rilasciano endorfine, gli ormoni del benessere, ed energie a lungo termine nell’arco della giornata.

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Dal punto di vista diagnostico la Sindrome affettiva stagionale è considerata un disturbo clinico a tutti gli effetti perché interferisce con le azioni quotidiane per un lungo periodo di tempo.  Senza un trattamento specifico il disagio va via quando le giornate iniziano ad allungarsi. Dagli studi effettuati negli Stati Uniti, infatti, risulta che è proprio la mancanza di luce ad interferire con il nostro orologio biologico, il cosiddetto ciclo cardiano che regola equilibri importanti come quello veglia – sonno. E da tempo si sa che la mancanza di sonno può portare a disturbi psicologici anche molto gravi.

Per curare questo disturbo i sistemi sono vari. Uno dei principali si basa sulla cosiddetta terapia della luce. Il paziente viene fatto sedere per 30 o più minuti al mattino davanti a lampade che producono una luce maggiore di quella domestica e che dovrebbe simulare la luce solare. Una terapia questa che risolve il problema nell’arco di poche settimane e nella quasi totalità dei casi.  “Se non funziona – dicono gli esperti – vuol dire che il disturbo ha cause più complesse”. Nel qual caso si può far ricorso agli antidepressivi o a una specifica terapia cognitivo comportamentale, una delle più diffuse forme di psicoterapia.

“Per la parte cognitiva si analizzano pensieri negativi controproducenti che, latenti in altri periodi dell’anno, emergono durante la stagione invernale trasformando la  malinconia in una sindrome vera e propria”, spiega Kelly Rohan, che all’Università del Vermont studia la Winter blues e la Sindrome affettiva stagionale. Molto utile è anche stimolare l’attività fisica delle persone. E’ cosa nota ormai che lo sport produca il rilascio di endorfine, gli ormoni del benessere, che inducono invece un senso di felicità e appagamento.  “La mancanza di attività, l’isolamento portano a pensieri negativi per questo è importante coinvolgere il più possibile il paziente depresso in attività di gruppo”. Anche la pet theraphy, la compagnia di animali domestici, cani e gatti soprattutto, pare sia un buon rimedio.

Il National Institutes of Health ha anche realizzato un decalogo dove sono indicate le cose da fare per combattere la sindrome invernale. Prioritario  fare una passeggiata, uscire presto al mattino quando c’è il sole, andare a vedere film non deprimenti, mangiare cibi nutrienti e, last but not least, essere pazienti. Perché la guarigione arriverà automaticamente con l’arrivo del sole, in primavera. Se invece si hanno pensieri suicidi l’inverno non c’entra ed è meglio andare al più presto da un medico.

Antonella Traina