PISA, 23 GENNAIO – Saranno circa mille persone a cercare il corpo di Roberta Ragusa, l’imprenditrice scomparsa un anno fa. Faranno parte delle ricerche non solo membri delle forze dell’ordine, dell’esercito, dei vigili del fuoco e della protezione civile, ma anche volontari e rappresentanti delle associazioni venatorie.

Domani alle 15 il prefetto Francesco Tagliente ha indetto una riunione operativa per analizzare le risorse a disposizione, prima di iniziare le ricerche: «Con questa riunione» spiega una nota della prefettura riportata da Agi «si intende, ora, fare il punto della situazione per mettere a disposizione dei militari dell’Arma ulteriori conoscenze e risorse grazie a quelle persone che, vivendo o avendo esercitato da tempo attività lavorativa nei territori interessati, consentono di far proseguire le ricerche in maniera ancor più capillare».

Il territorio interessato riguarderà un’estesa porzione del territorio della provincia pisana e riguarderà anche quelle zone del territorio lucchese confinante con  San Giuliano Terme (Pisa), dove risiedeva la Ragusa.

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Nei prossimi giorni, probabilmente nei primi 10 giorni di febbraio sarà interrogato Antonio Logli, il marito della donna e unico indagato nelle indagini, con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Gli sforzi degli inquirenti si sono intensificati in vista del prossimo 28 febbraio, un anno dopo l’iscrizione di Logli nel registro degli indagati, giorno cruciale per l’indagine perché consiste nel suo termine naturale.

Se il corpo di Roberta non verrà ritrovato o non emergeranno risvolti importanti dall’interrogatorio di Logli, il primo in qualità di indagato, la procura di Pisa, che lavora intorno all’ipotesi dell’omicidio volontario, potrà fare tre cose: chiedere il rinvio a giudizio del marito di Roberta, archiviare l’inchiesta oppure chiedere un’ulteriore proroga di sei mesi all’inchiesta. Ipotesi, quest’ultima, che negli ambienti giudiziari viene finora data come piuttosto improbabile.

Giovanni Gaeta