NAPOLI, 22 GENNAIOTratto in arresto Carmine Schiavone, figlio del più noto Francesco detto “Sandokan”. Il blitz dei Carabinieri è scattato in mattinata, mentre “Carminotto o’Staffone” si trovava all’interno di un locale di Aversa: “Caino” di fronte al seminario vescovile.  Era insieme ad altri  tre pregiudicati e al titolare del locale. Probabilmente si stava svolgendo un summit.

Era incensurato Carmine Schiavone ma aveva già fatto carriera nell’apparato criminale del clan dei casalesi, tanto da esserne considerato l’attuale reggente da parte degli investigatori. Buon sangue non mente d’altronde è sempre il figlio di “Sandokan”, arrestato nel 1998 e tuttora in carcere sotto regime di 41bis. Si trovava in un locale di Aversa nella mattinata, insieme ad altri personaggi noti alle forze dell’ordine, quando alle sei i Carabinieri hanno fatto scattare l’operazione che avrebbe portato all’importante risultato.

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Schiavone, una volta resosi conto di cosa stava accadendo, ha attuato un diversivo facendo uscire dal locale gli uomini che si trovavano con lui. Pensando di poter trarre in inganno gli uomini del Ten. Centola, ha poi tentato la fuga da una porta sul retro. Inconsapevole del fatto che più di trenta uomini si erano disposti intorno al locale precludendogli ogni via di scampo. Dopo un inseguimento, durato circa mezz’ora, è stato catturato e arrestato tra le strade del centro della città Normanna. Non ha fatto resistenza e dopo le parole “siete stati bravi” ha inoltre precisato di non avercela con polizia e carabinieri.

Non era armato ma aveva addosso ottomila euro. Si sospetta che, oltre per il suo amore per la vita notturna, si trovasse nel locale per consegnare la somma di denaro di cui era in possesso o semplicemente per partecipare a una riunione. Trasportato a Casal di Principe, dove ha sede la compagnia locale dei carabinieri, ha mandato dei baci agli obiettivi di fotografi e telecamere. È apparso tranquillo e rilassato. Su di lui pesa un provvedimento di fermo dei Pm della direzione distrettuale antimafia per la tentata estorsione ai danni di un imprenditore dell’agro aversano, al quale aveva chiesto diecimila euro di tangente. La sua vittima, però, lo ha denunciato e in seguito ha collaborato con i magistrati.

Adesso Carmine Schiavone, che porta il nome di un cugino pentito di Sandokan, raggiunge in carcere anche i fratelli: Nicola, Ivanhoe ed Emanuele reclusi per vari reati. Il primo, in particolare, è accusato del triplice omicidio Papa-Minutolo-Buonanno, del Maggio 2009. Resta libero solo Walter, dei cinque figli di Sandokan.

Guglielmo Sano