BOLOGNA, 22 GENNAIO – “Non ho inventato io la cultura del doping, ma non ho neanche cercato di fermarla”. “Vincere era la cosa che mi interessava di più ma niente a che fare con quello della Germania dell’Est negli anni Settanta-Ottanta”.

Non sappiamo quale delle due frasi sia la più forte e la più inquietante, quello  che però è certo, è che Lance Armstrong ha veramente sbalordito tutti. E non è una storia ordinaria, quella di un atleta, un campione che vuole alzare le braccia al cielo, tagliare il traguardo per primo e si aiuta con il testosterone, l’epo e l’ormone della crescita.

Lance Armstrong è stato quasi una legenda, un esempio per tanti malati di cancro, una macchina vivente che aveva dimostrato che certe volte dalla malattia si guarisce, addirittura si possono vincere anche sette Tour de France consecutivi. Lui stesso lo ha dichiarato durante la sua intervista a Oprah Winfrey. La sua era una “storia perfetta, era la storia di chi aveva superato una grave malattia, vinto il Tour, con un matrimonio perfetto, figli. Una storia perfetta ma non vera”. Tutta una bugia, o tutto portato all’eccesso, insomma. Doparsi faceva parte del mestiere, racconta Armstrong, “Era come gonfiare le ruote o mettere acqua nelle borracce, faceva parte del lavoro, non cerco scuse ma la vedevo così e ho preso le mie decisioni. Non capivo l’enormità della cosa e ciò che conta è che sto cominciando a comprenderlo. Capisco che la gente è arrabbiata, quella che ha creduto e tifato per me ne ha tutto il diritto, trascorrerò il resto della mia vita provando a riguadagnarmi la loro fiducia e scusandomi”.

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Tutto sarebbe cominciato dal cancro ai testicoli. La determinazione con cui ha affrontato la malattia per sconfiggerla e batterla l’ha trasferita anche sul terreno di gara. La lotta al cancro gli aveva insegnato l’atteggiamento spietato del vincere a tutti i costi. Così è stato. Ha apportato solo delle modifiche al suo modus operandi: con la malattia non si può barare, con il ciclismo, evidentemente si.

Una intervista da brividi, che getta sfiducia e avvilisce il mondo delle due ruote, quello della fatica, dei sacrifici, dell’impegno, dell’allenamento sotto la pioggia e col vento in faccia. E non si dispiacerà Mr Armstrong se i tifosi, i simpatizzanti, insomma tutti quelli che amano il ciclismo siano diventati un po’ più miscredenti verso questo sport, in fondo, stando alle sue parole, si dovrebbe credere ai miracoli, come quello dei sette Tour De France che aveva messo nel suo saccoccio. Segno che i miracoli non sono umani e che dietro c’è sempre qualche enorme bugia. Un atto di penitenza, un cruccio sul volto, trascorrerà il suo tempo provando a riguadagnarsi la fiducia dei suoi tifosi e della gente che con lui è arrabbiata. Dunque, un altro miracolo. Scrive Gianni Solla “perché la verità è contenuta sempre all’inizio di ogni storia”.

Lance Armstrong voleva vincere a tutti i costi, punto.