BOLOGNA, 15 GENNAIO – Lo scorso 11 gennaio il 26enne Aaron Swartz si è suicidato nella sua casa di Brooklyn. Il giovane programmatore, l’hacker buono che nel 2011 aveva pubblicato liberamente in Rete alcuni scritti prelevati dall’archivio di Jstor, la grande libreria online che vende articoli scientifici alle biblioteche di tutto il mondo. Il suo gesto, a ben vedere, è all’interno della stessa filosofia di Internet: una Rete, appunto, di pari verso pari (peer to peer) che mette a disposizione di tutti gli utenti quanto prodotto dagli stessi.

Ma il suo errore è stato quello di aver collegato il proprio notebook alla rete del Massachusetts Institute of Technology -MIT- e beccarsi così una denuncia  dallo Stato Federale Statunitense con il rischio di 35 anni di reclusione più una multa di 1 milione di dollari; una pena esorbitante per un “Presunto crimine senza vittime” come dichiarato dalla famiglia del giovane.

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Questo il doveroso antefatto per quanti non avessero ben chiara la situazione. La notizia di oggi è che anche in Italia i ricercatori mettono liberamente on line i loro documenti, così da celebrare e proseguire la battaglia per la condivisione dell’informazione portata avanti dal cofondatore, fra le altre cose, del sostituto del vecchio diritto d’autore, il Creative Commons.

Tante le iniziative esplose su blog e social network, una per tutte quella ideata dal blogger dell’Huffington Post Andrea Stoppa che ha invitato i proprietari dei file di ricerche, documenti e scritti di pubblico interesse a caricarli e diffonderli in Rete.

Non solo, la notte scorsa il collettivo Anonymus ha preso possesso dei siti del MIT e per diverse ore ha lanciato messaggi di solidarietà per Aaron: “Questa tragedia deve diventare la base per una riforma della legislazione sui crimini informatici (…). Può rappresentare un’occasione per rivedere le leggi sul copyright, che proteggono i guadagni di pochi a sfavore del beneficio di molti. La tragedia di Aaron può essere la base per un rinnovato impegno per garantire a tutti una Rete libera da censure e accessibile da chiunque”.

Ben vengano dunque le numerose iniziative ‘per non dimenticare’, ma è accettabile che si debba fare dietro front solo a dramma consumato?

Vanessa Cancelliere