BAMAKO, 14 GENNAIO – Sale a oltre 60 il bilancio degli jihadisti uccisi ieri durante il raid degli aerei da combattimento francesi, che hanno bombardato i campi di addestramento degli insorti presso la città di Gao, nel nord del Mali.

La Francia ha attaccato l’Islam. Noi colpiremo il cuore della Francia”. Così Abu Dardar, leader del Movimento per l’unicità e la jihad in Africa Occidentale (Mujao), citato dal Nouvel Observateur, minaccia di “colpire” la Francia “ovunque”, “a Bamako, in Africa e in Europa”. E in una nota avverte: “non finirà presto”.

Il Mujao, che dallo scorso aprile occupa insieme ad altre sigle di estremisti islamici il nord del Mali, ha deciso di “chiudere i confini con Niger e Burkina Faso e disseminare di mine la frontiera” con questi paesi, che hanno manifestato l’intenzione di apportare sostegno all’intervento militare francese contro i gruppi di ribelli.

La durata dell’intervento francese “è questione di settimane”, dichiara il ministro degli Esteri Laurent Fabius, secondo il quale la Francia “doveva intervenire urgentemente, altrimenti non vi sarebbe più stato il Mali, ma uno stato terrorista”.

Fabius afferma inoltre che tutto si è svolto nel quadro delle risoluzioni Onu e che “non vi è nessuno Stato che abbia protestato”. Diversi paesi, come Gran Bretagna, Danimarca e Stati Uniti, avrebbero invece garantito il proprio “sostegno pratico”.

Intanto Oana Lungescu, portavoce Nato, fa sapere che l’operazione avviata “per bloccare l’offensiva dei gruppi terroristici in Mali è stata decisa dal governo francese, la Nato non è coinvolta, non c’è stata discussione in seno all’Alleanza riguardo a questa crisi”.

Beatrice Amorosi