«Tra qualche giorno arriveranno i nomi, ma non saranno i nomi che circolano e che leggo sui giornali. Sugli indagati non abbiamo ancora preso nessuna decisione. Vogliamo presentare liste esenti da critiche. Chi ha una condanna definitiva non avrà assolutamente una candidatura. Per chi, invece, è sotto processo, verrà creata una commissione che analizzerà i singoli casi, anche perché questa giustizia attacca ed elimina avversari politici, e noi invece siamo sempre stati giustizialisti». La dichiarazione di Silvio Berlusconi, fatta oggi a La Telefonata, programma condotto da Maurizio Belpietro su Canale 5, sembra essere l’avvio del progetto “Mani Pulite” in casa Pdl.

Tuttavia, il “giustizialismo” del Cavaliere non piace a tutti. Il malumore serpeggia tra le fila e soprattutto tra i vertici del Popolo della Libertà. Le tanto conclamate pulizie elettorali stanno diventando un caso che sta spaccando il Pdl in epuratori e conservatori. I primi vorrebbero fuori dalle liste tutti coloro che, condanne o procedimenti penali in corso, risulterebbero deleteri non solo per l’immagine del partito durante la campagna elettorale, ma anche dopo le elezioni, se si dovesse verificare la possibilità di un governo di coazione.

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In particolare, tiene banco la decisione di candidare Nicola Cosentino per il Senato in Campania. Da una parte Verdini, che appoggia la scelta di Francesco Nitto Palma, attuale commissario regionale campano pidiellino, in favore di Cosentino; dall’altra Angelino Alfano e forse lo stesso Berlusconi, il quale secondo Il Messaggero, avrebbe addirittura dichiarato che «con Papa, Cesaro e Cosentino in lista ci giochiamo la Campania e la vittoria». La Campania, dunque, sarà uno dei campi di battaglia decisivi per il successo del Pdl e proprio per questo preoccupa l’abbandono di Landolfi, Nespoli e Russo, deputati uscenti campani che hanno deciso di raccogliere firme per Grande Sud.

Per combattere una possibile emorragia di candidati, il Pdl renderà note le candidature soltanto lunedì prossimo, ultimo giorno di presentazione delle liste, in modo che nessuno dei possibili delusi abbia il tempo per fare defezione e offrire i suoi servigi (ossia i voti) ad un partito concorrente.

Giovanni Gaeta