NOVI LIGURE, 11 GENNAIO – “Non ne posso più, non sono più quella persona”, dice a gran voce  durante un’intervista rilasciata a La Stampa. Erika De Nardo oggi è una persona nuova che vuole chiudere con  il suo passato e ricominciare .

Sembra trascorsa un’eternità da quel 21 febbraio del 2001 quando la ragazza, appena 16enne, decise  quello che sarebbe stato poi il suo destino. Erano le 19 e 50 e via Don Beniamino Decatra 12 (Novi Ligure) fu attraversata dal sangue: Erika e il suo fidanzatino Mauro, per tutti Omar 17 anni, uccisero a colpi di coltello da cucina la madre di lei, Susanna Cassini e il fratellino 11enne Gianluca De Nardo. Un gesto apparentemente senza senso ma sicuramente premeditato.

[smartads]Dopo 10 anni, uscita  dal carcere, la ormai non più adolescente, dice di essere cambiata. Ha fatto i conti con il suo passato e vuole lasciarselo alle spalle, dimenticarselo (per quanto sia possibile) e dare una nuova direzione alla sua vita. Ma ciò non è facile da farsi se si è costretti, oltre che a tenere a bada le voci della propria coscienza, a confrontarsi con chi di Erika conosce solo il lato buio. Quel lato emerso quel 21 febbraio nella faccenda di “Erika e Omar”: “C’è sempre qualcuno che mi riconosce e mi da il tormento” confessa.

Ha 28 anni ora. Vive da sola  a Brescia, in una villetta a schiera con un piccolo prato. Saltuariamente lavora come commessa in una selleria: ha sviluppato l’amore per i cavalli durante la permanenza nella comunità Exodus di Don Antonio Mazzi. Ma quello, “non è un lavoro vero, non posso lavorare e guadagnarmi da vivere come gli altri”, dice sempre al quotidiano torinese. Vuole di più; vuole poter essere normale, vivere una vita senza pregiudizi. Il padre Francesco e i vicini di casa in fondo, l’hanno perdonata e vorrebbe che anche gli altri si dimenticassero per un momento, di tutte quelle trafile dei giornali negli spazi di cronaca nera, che parlavano di lei come di un mostro. Ma si sa, l’occhio della “gente”, non è quello di un padre ed è difficile, per quanto non impossibile, eliminare dall’immaginario collettivo l’associazione diretta Erika-Omar che rinvia all’accaduto. Ma la giovane ci spera.

Marilena Felice