Silvio Berlusconi e Veronica Lario veleni post divorzio

MILANO, 9 GENNAIO – Che la magistratura fosse filocomunista, Silvio Berlusconi lo ha sostenuto a più riprese. Che fosse anche filofemminista, questa giunge nuova. «Sono stato giudicato da tre giudichesse femministe e comuniste» ha affermato il leader del Pdl lunedì sera a Otto e Mezzo, esprimendo la sua opinione in merito alle disposizioni economiche previste dal divorzio con la seconda moglie, Veronica Lario. Inoltre, il Cavaliere ha corretto l’ammontare giornaliero degli alimenti da pagare all’ex moglie, raddoppiandolo: «Non sono 100 mila euro al giorno sono 200 mila al giorno». Le tre “giudichesse” citate sono la presidente della Nona Sezione civile, Gloria Servetti, e le colleghe Alessandra Cattaneo e Nadia Dell’Arciprete.

[smartads]La risposta dei magistrati milanesi è arrivata prontamente nella giornata di ieri.  Attraverso un comunicato, firmato dal presidente della Corte di Appello, Giovanni Canzio, e quello del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro, la magistratura milanese ha invitato ad evitare «ogni espressione di dileggio» nei confronti dei giudici.

In particolare, Canzio e Pomodoro «intendono respingere con fermezza ogni insinuazione sulla non terzietà delle giudici del Tribunale, componenti del Collegio giudicante nella causa Bartolini-Berlusconi, essendo a tutti nota la diligenza e la capacità professionale delle stesse, quotidianamente impegnate nella fatica della giurisdizione nella delicata materia del diritto di famiglia».

Livia Pomodoro, su Ansa, ha dichiarato di sentirsi «avvilita» per le dichiarazioni fatte in tv da Berlusconi, che alimentano «un aspetto avvilente per tutte le donne come me, che in magistratura hanno dimostrato la loro capacità nell’arte del giudicare».

Giovanni Gaeta