India, contro gli stupri soprabito obbligatorioBOLOGNA, 8 GENNAIO – “Gli uomini hanno riflessi lenti; in genere, capiscono solo nelle generazioni successive”. Così, tra i  tanti aforismi che descrivono con disarmante realismo la natura umana, scriveva il letterato polacco Stanislaw Lec nei suoi Pensieri spettinati . La capacità umana di non saper riconoscere gli errori e la testardaggine che ci contraddistingue, ha portato la razza più pericolosa della Terra a non imparare, o solo in parte a rimediare,ai  propri errori. “Errare è umano, Perseverare è diabolico”, aforisma entrato nel linguaggio comune, avverte lo sventurato umano di scegliere con estrema cura le proprie azioni, perché queste possono portare al suo stesso annientamento, se ripetute. E di questi errori è farcita la nostra storia. Solo attraverso secoli, forse addirittura millenni, la razza umana è riuscita ad imporre dei capisaldi che sono imprescindibili per una società moderna e civile. Questi capisaldi divennero leggi scritte, cioè incontestabili e durature nel tempo. Ciò contribuì a far crescere, all’interno del collettivo soggetto a queste leggi, una evoluzione morale della vita e del rispetto per TUTTI gli esseri viventi (umani prima e successivamente anche degli animali). L’omicidio, crimine abbastanza comune nell’antichità e in tempi non sospetti, al giorno d’oggi suscita un rifiuto generale da parte della maggior parte delle persone e solo in situazioni critiche o in casi patologici si ricorre a questo odioso mezzo. Il rispetto della donna è un altro punto che si sta affermando sempre più nei paesi occidentali, chi più velocemente, chi più lentamente. Niente è oramai precluso alle donne, libere di decidere se affrontare una carriera lavorativa, o allevare la propria prole o ancora, avere le stesse opportunità di conoscere e imparare novità su altre culture, viaggiando nel mondo.

Uno dei mezzi più spesso utilizzati dagli uomini per imporre il proprio dominio sulla donna è l’arma dello stupro. Nonostante in Italia sia considerato uno dei crimini più gravi, sembra ancora leggera la punizione che lo Stato infligge a colui che compie questo atto di sconsiderata follia.

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Molte sono state le vittime dalla fine della Seconda guerra Mondiale ad oggi nel nostro paese, spesso rimaste nascoste , senza che giustizia fosse fatta, anche a causa di un’ omertà familiare abbastanza diffusa. Ma il risalto dei media per fatti di cronaca nera efferati (basti pensare al caso di Franca Viola, una giovane siciliana sequestrata da un suo spasimante e stuprata per diversi giorni) e il crescente movimento femminista in Italia e nel mondo, hanno portato la trasformazione di questo reato da semplice offesa alla dignità personale, in un vero e proprio crimine contro la persona. Il problema della violenza sulle donne è un fatto strettamente culturale. In questo periodo di crisi, di ignoranza generale anche sulle più elementari questioni, della dubbia moralità che abbraccia la nostra classe dirigente, si registra una preoccupante crescita degli abusi sulle donne, supportati da una burocrazia giudiziaria, che ha nella sua lentezza il suo tallone d’Achille.

Esistono paesi in cui la situazione è molto peggio che in Italia. Il giorno 29 Dicembre del 2012, si è spenta a Singapore la giovane indiana sequestrata per due ore da sei aguzzini(uno minorenne) e lasciata per oltre due ore sul ciglio della strada, nuda e con il ventre spappolato. I poliziotti accorsi hanno pensato bene di non portarla nell’ospedale privato vicino al luogo del ritrovamento della giovine, ma di trasportarla nel fatiscente ospedale pubblico ben più lontano. Nessuno si prese la briga di coprire quel corpo violato dai pugni e dai calci. Fu l’amico che l’accompagnava, malmenato con una spranga di ferro e lasciato sanguinante insieme alla ragazza sulla strada dal branco, a caricarla sopra una volante della polizia, nascondendola dagli occhi indifferenti dei passanti e delle guardie. Non possiamo neanche dare un nome ad una ragazza di appena ventitré anni, a causa di assurde tradizioni che purtroppo legano ancora bene in più parti del mondo. In India, una donna soggetta a stupro non può denunciare pubblicamente i carnefici. Ciò avviene a causa di un pensiero folle che vede i soggetti colpiti da stupro, ad umiliazione pubblica sia per se stessi che per la propria famiglia. Così, spesso i genitori, lasciano cadere nel silenzio queste violenze, non denunciando il fatto e per evitare le uniche due strade percorribili da una donna stuprata in India: la prostituzione o il suicidio.

Questa volta, le autorità indiane, non sono riuscite a tenere la notizia sotto controllo. In tutte le televisioni del mondo è comparsa la notizia della terribile esperienza vissuta dalla giovane, rimasta ancora senza nome a causa dell’ingerenza delle autorità indiane sulla stampa. A New Delhi è cominciato il processo ai sei carnefici, che rischiano la pena di morte per impiccagione( l’unico che potrebbe evitare la condanna è il minorenne arrestato con il gruppo). Disordini si sono verificati in tutto il paese, diviso tra chi è favorevole alle nuove norme che il Parlamento è in procinto di divulgare contro lo stupro (in India viene abusata una donna ogni 40 minuti)  e chi, ancorato alle vecchie tradizioni e non ancora al passo con i tempi, pensa sia una cosa del tutto sbagliata.

Alcune volte, per migliorare la coscienza morale di una o più persone, sono necessari sacrifici che poveri sventurati devono subire sulla propria pelle per far scoppiare il caso a livello nazionale. L’esperienza è purtroppo l’unica compagna che l’umanità può utilizzare per rimediare ai suoi errori durante la sua presenza su questa Terra. Come scriveva Oscar Wilde “La vita è l’insegnante più severa di tutte; prima ti fa l’esame e poi ti impartisce la lezione”.

Nicolò Lucidi