Salvatore Parolisi scortato al processo di Melania Rea

TERAMO, 7 GENNAIO – «Siamo sbalorditi dalle motivazioni della sentenza». Così il difensore di Salvatore Parolisi Walter Biscotti a commento del fascicolo depositato dal giudice Marina Tommolini nel quale si spiega perché l’ex caporalmaggiore ha ucciso la moglie con 35 coltellate il 18 aprile 2011.

Sono pronti a dare battaglia per Salvatore Parolisi, per ribaltare la sentenza di condanna di  all’ergastolo e anche per ottenere che il caporalmaggiore possa rivedere la figlia Vittoria. Una conferenza stampa affollatissima da telecamere e giornalisti nel cuore di Teramo per illustrare le prossime manovre di Nicodemo Gentile, Valter Biscotti e Federica Benguardato.

«Il giudice ha compiuto un teorema privato – ha rincarato la dose l’altro difensore Nicodemo Gentile durante la conferenza stampa – siamo all’interpretazione di atti di fantasia perché nel processo certe cose non sono emerse».

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«Mi assumo la piena responsabilità di quello che dico: secondo me il giudice Tommolini aveva una precondizione e ha piegato dati alla sua convinzione personale. Le sue convinzioni sono tutte ipotetiche». Così Walter Biscotti, difensore di Salvatore Parolisi nel commentare le motivazioni della sentenza che lo ha condannato all’ergastolo come omicida della moglie Melania Rea.

Lo stesso consulente del giudice tutelare – come afferma il legale – ha spiegato che non solo Salvatore deve vedere sua figlia, ma che è la stessa bambina ad avere bisogno di vedere di nuovo suo padre. Riferisce che la piccola abbraccia la cornetta del telefono dopo averci parlato, segno della sofferenza che ha per la mancanza di contatto con suo padre.

Salvatore Parolisi ha letto le motivazioni della sentenza che lo ha condannato all’ergastolo per l’omicidio della moglie Melania, avvenuto il 18 aprile 2011, e oggi in carcere ha detto ai suoi legali di «essere molto preoccupato: come faccio a difendermi così?». «Credevo di essere stato giudicato da un giudice, e invece sono stato giudicato da uno psicologo», ha riferito ai suoi legali che hanno ribadito come, secondo loro, molte parti della sentenza scritta dal giudice Marina Tommolini nello scorso ottobre sono «sganciate da ogni riscontro reale». «Il giudice ha condannato con il dubbio – dichiara Gentile – quando con il dubbio si assolve. Il giudice ha fatto una ricostruzione personalizzata».

Secondo i legali  di Parolisi, quindi, il giudice era convinto della colpevolezza dell’ex caporalmaggiore a prescindere dal dibattimento. «Una giustizia così mi fa paura – ha proseguito l’altro difensore Nicodemo Gentile – e capisco come Salvatore sia sconcertato». «Anzi, è terrorizzato. In questo modo saltano tutte le regole della procedura penale», ha detto Biscotti.

Si aspetterà il ricorso in Appello.

Maria Francesca Cadeddu