MILANO, 17 DICEMBRE – Sigarette, cioccolatini e libri dal dubbio contenuto culturale. Sono queste le spese istituzionali rimborsate ai vertici della Regione Lombardia, di cui giunta e consiglio erano stati sciolti ad ottobre in seguito all’arresto dell’assessore pidiellino Domenico Zambetti con le accuse di voto di scambio e concorso esterno in associazione mafiosa, l’ultimo di una serie di scandali che avevano affossato il governo Formigoni.

Un nuovo vergognoso capitolo è stato reso noto ieri dalla Guardia di Finanza, dal momento che oltre 40 consiglieri della Regione Lombardia sono finiti nel registro degli indagati con l’accusa di peculato, in un’indagine che ha preso il via dopo le verifiche sull’ex presidente del Consiglio Regionale, il leghista Davide Boni, indagato per corruzione e l’ex assessore Pdl Franco Cristiani Nicoli, arrestato l’anno scorso per corruzione in seguito alla concessione dei permessi di una cava per l’amianto. Gli indagati appartengono alla maggioranza, ben ripartiti tra Pdl e Lega e tra questi ci sono due note conoscenze dell’elettorato lombardo e d italiano, ossia Nicole Minetti e Renzo Bossi. Nei prossimi giorni, comunque, visto che le Fiamme Gialle sono venute al Pirellone anche per investigare sualtri gruppi consiliari, tra cui Pd, Idv e Sel, è probabile che ci saranno provvedimenti che colpiranno  anche consiglieri dell’opposizione del Pd.

Secondo le indagini, i soldi pubblici impiegati per spese private, dal 2008 al 2012, ammonterebbero a 2 milioni di euro

Lo scorso 10 ottobre i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria, su ordine del procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e dei pm Paolo Filippini e Antonio D’Alessio, erano andati in Regione Lombardia con un decreto di esibizione di documenti e avevano acquisito i rendiconti dei gruppi consiliari lombardi di Pdl e Lega dal 2008 al marzo del 2011.

A carico della Minetti sono state riscontrate varie spese di diversa entità: non solo consumazioni da circa 800 euro all’hotel Principe di Savoia, ma anche un libro dal titolo piuttosto emblematico, cioè il Mignottocrazia di Paolo Guzzanti, costato 16 euro, passando per l’acquisto di un Iphone da 899 euro. Alla Minetti, indagata dalla procura milanese per favoreggiamento della prostituzione nell’ambito del processo-Ruby, viene contestata una spesa personale con fondi pubblici di 27mila euro in tre anni: 6mila euro nel 2010, 15mila euro nel 2011 e più di 6mila euro nel 2012.

Il “Trota” Renzo Bossi, invece, avrebbe speso i soldi destinati al suo partito in videogiochi, sigarette e Red Bull.

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Le spese da parte della maggioranza consiliare finite sotto la lente di ingrandimento sono tra le più disparate: si va dai 750 euro spesi dal leghista Pierluigi Toscani per munizioni da caccia, alle cene da centinaia di euro, ma non mancano neppure panini del McDonald’s, pizze da asporto e cioccolatini. A proposito di dolci, il consigliere lombardo della Lega, Cesare Bossetti, avrebbe speso nel 2011 quasi 15mila euro per comprare in pasticceria e per brioche e caffè a colazione.

Di fronte a tutti questi dati, Roberto Formigoni non perde la calma e professa la sua fiducia nei suoi uomini: «Batman non c’è in Lombardia. Credo proprio che i nostri gruppi abbiano rispettato fino in fondo le regolale. Credo che ci sia un grande equivoco alla base di tutto questo perché le regole in Lombardia sono chiare e sono assolutamente diverse da quelle delle altre Regioni».
In effetti sarebbe inappropriato parlare di un Batman che agiva all’ombra della Madonnina. Sarebbe più corretto chiamare in causa la Banda Bassotti.

Giovanni Gaeta