BOLOGNA, 17 DICEMBRE – Il Trattato di Roma del 1957 sanciva formalmente la nascita dell’Unione Europea, un progetto iniziato sei anni prima con la firma dei più ricchi paesi del Vecchio Continente sul mercato comune di acciaio e carbone (Parigi, 1951). Un progetto ambizioso, che tentava di unire popoli e costumi con solide tradizioni secolari, in un unico organismo politico ed economico sul modello degli Stati Uniti d’America. Non era la prima volta che le popolazioni europee sentirono il bisogno di creare qualcosa di più grande dei soli stati nazionali, alcuni vecchi di secoli (Francia), altri nati relativamente da poco (Italia e Germania). Giuseppe Mazzini, dopo aver fondato e diffuso le sue idee della Giovine Italia, cercò di trovare consensi in giro per il continente, immaginando un’Europa forte e guida nel mondo, invece che disunita e perennemente in guerra. Il pensiero politico del nostro maggiore intellettuale risorgimentale non trovò terreno fertile in nessuna delle numerose capitali straniere in cui soggiornò e l’idea della nascita degli Stati Uniti d’Europa morì con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

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A quasi sessant’anni dalla firma di quel trattato commerciale, l’Europa sembra aver fatto progressi da gigante sul piano unitario, eliminando le dogane, adottando la libera circolazione dei cittadini europei, utilizzando una moneta comune. Tutti questi risultati sono stati importanti, almeno sulla carta. Fin dalla nascita della UE, si formarono gerarchie all’interno del Consiglio degli stati membri, ben consci dal peso politico ed economico che più nazioni potevano esercitare su di altre. La Germania, nella sua breve vita, costellata da più punti oscuri (basti ricordare il nazismo) che azioni propriamente filantrope, ha sempre cercato di estendere la sua egemonia su tutto il continente, forti del loro peso specifico nella finanza e nella politica internazionale. Stessa cosa la potremmo ritrovare nella Francia, paese ex colonizzatore e fiero di sentirsi come i maiali nel romanzo di Orwell “la fattoria degli animali”. Cioè un po’ più uguali degli altri. L’Inghilterra, stato membro dell’UE dal 1973, ha sempre cercato di stare con un piede sul continente e l’altro ben saldo sulla sua isola. Non accettò il passaggio all’euro, conservando la sterlina come moneta nazionale e possiamo dire che degli stati membri è quello che si sente meno partecipe a questo grande progetto. Recentemente Cameron ha anche rifiutato la proposta di regolamentare la fiscalità all’interno del suo paese, non allineandosi con la politica intrapresa dagli altri stati. La Spagna è oramai ridotta ad una ex super potenza, oberata dai debiti accumulati in decenni di spese pazze e sconsiderate, cercando di far recuperare il terreno perso durante la dittatura fascista di Franco.

Ogni stato sembra pensare a se stesso e nessuno sembra avere la volontà per cercare di trovare un’armonia all’interno di questo grande minestrone di civiltà che è l’Europa.

La crisi economica sta stritolando le economie mondiali, accanendosi specialmente con quelle europee, vittime degli speculatori e di giochetti oscuri tramati dalle nazioni che sarebbero dovute essere super partes. Basti pensare che l’asse franco-tedesco aveva stretto accordi nel 2008 con il governo greco per la vendita di armamenti a quest’ultimo, facendo balzare il paese ellenico al quinto posto nella classifica mondiale della corsa agli armamenti. Una contraddizione abbastanza evidente se si pensa che la stessa Germania pretende più virtuosismo da parte di Atene per il rilascio degli aiuti che permetterebbero alla Grecia di non fallire del tutto. In più, vennero coinvolte alte personalità del governo greco (addirittura un ministro) per delle tangenti passate da mani tedesche per l’acquisto di armamenti di cui la Grecia non aveva assolutamente bisogno. I cittadini greci, stanchi dei brogli dei loro politici e di quelli europei, hanno manifestato il proprio dissenso nelle piazze, scontrandosi con quegli stessi poliziotti che il governo usa per proteggersi, ma che non ha i soldi per pagare. Meno di un anno fa, tutto il mondo guardava la Grecia come ultimo baluardo per salvare, almeno l’idea dell’Unione Europea.

Oggi è la questione italiana che fa discutere. Le dimissioni di Monti, la ricandidatura di Berlusconi, la vittoria della vecchia classe dirigente del PD a sfavore della novità Renzi, incuriosiscono l’Europa, sempre più immersa in questioni che non sono di sua competenza. I politici di Bruxelles continuano ad esternare le loro posizioni su questioni che riguardano solo l’Italia, dove solo i cittadini italiani hanno potere di parlare e decidere del loro futuro. Questa ingerenza da parte dell’Europa, specie della Merkel e di Hollande è assolutamente fuori luogo e sarebbe auspicabile che qualche forte personalità politica italiana prendesse le difese del nostro paese. Perché è vero, non saremmo i più virtuosi del mondo. Ma sicuramente siamo quelli che più di tutti vogliono un’Europa unita e senza primi della classe, nonostante il nostro rilevante peso economico. Non capiamo se siamo ancora a cavallo di un’idea romantica per la costruzione dell’Europa o siamo inconsapevolmente in pasto ad un mostro travestito da moralizzatore della finanza.

Nicolò Lucidi