CITTA’ DEL VATICANO, 14 DICEMBRE – “La struttura naturale del matrimonio – si legge nel messaggio “Beati gli operatori di pace” di Benedetto XVIva riconosciuta e promossa, quale unione fra uomo e donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale”.

Nella XVI Giornata mondiale della pace il Papa ribadisce ancora una volta la posizione della Chiesa Cattolica in tema di matrimoni gay.

L’azione della Chiesa nel promuovere i principi di cui si parla nel messaggio “è tanto più necessaria – scrive il Santo Padre – quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”.

Le parole di Benedetto XVI hanno inevitabilmente sollevato un polverone di critiche, a cominciare dal presidente nazionale dell’Arcigay Flavio Romani, che definisce il Papa “un apostolo di ingiustizia, divisione e discriminazione ai danni delle persone omosessuali”.

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E così il dissenso suscitato oggi dalle parole del pontefice va ad aggiungersi alle critiche piovute ieri sul Vaticano per l’accoglienza e la benedizione riservate a Rebecca Kadaga, presidente del parlamento ugandese, che il 12 novembre ha annunciato come “regalo di Natale” l’arrivo di una legge – da approvare nei prossimi giorni – contro l’omosessualità.

La norma in questione, rinominata “The Kill gay bill”, prevede anche la pena di morte per quello che il codice penale dell’Uganda giudica un reato, nei casi di omosessualità aggravata, se commesso, ad esempio, da un malato di Hiv.

La web community Avaaz.org ha lanciato una petizione online per impedire l’approvazione della legge, chiedendo “ai leader dell’Uganda e ai suoi maggiori paesi partner di condannare ogni persecuzione e difendere i valori della giustizia e della tolleranza”.

Beatrice Amorosi