Copa Sudamericana succede di tutto nella finale tra San Paolo e TigreSAN PAOLO, 14 DICEMBRE –  La rivalità calcistica tra argentini e brasiliani è cosa tristemente risaputa. Tuttavia, i fatti accaduti durante la finale della Copa Sudamericana, l’Europa League del calcio latino, hanno travalicato qualsiasi sentimento di rivalsa sportiva. Il match, sfida di ritorno della finale del torneo, vedeva opposti i brasiliani del San Paolo e gli argentini del Tigre, allo stadio Morumbi, tra le mura della squadra carioca.

Il trofeo è andato al San Paolo, ma la partita è durata solo un tempo perché la compagine argentina non si è ripresentata sul terreno di gioco per la seconda frazione di gara, motivando questa decisione la mancanza delle condizioni di sicurezza e aggressioni da parte degli agenti e del personale addetto al campo.

Alla fine del primo tempo, con il San Paolo in vantaggio per due a zero grazie alle reti di Lucas e Osvaldo, i giocatori delle due squadre avevano dato vita ad una maxi rissa che aveva richiesto l’intervento degli agenti di sicurezza. La conclusione ha rispecchiato una partita molto accesa, caratterizzata dall’espulsione di Miranda e Gastón Díaz.

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Ma è negli spogliatoi che avvengono gli episodi determinanti: i giocatori e lo staff tecnico del Tigre sostengono di essere stati minacciati con le pistole dagli addetti alla sicurezza dello stadio e si sono rifiutati di scendere in campo. Dopo una lunga attesa il direttore di gara cileno Enrique Osses ha fischiato la fine dell’incontro, consegnando la Coppa ai padroni di casa. I giocatori del Tigre sono rimasti chiusi negli spogliatoi per tre ore dopo la fine della partita, poi sono andati a formalizzare le loro accuse in una stazione di polizia. La trasferta della squadra di Buenos Aires era cominciata nel peggiore dei modi, con il pullman degli argentini preso di mira dai tifosi paulisti.

Completamente diversa la versione di João Paulo de Jesus Lopes, dirigente del San Paolo: «Gli argentini hanno tirato di tutto e hanno distrutto tutto», mentre per il portiere del San Paolo, Rogerio Ceni, gli argentini «sono venuti qui per scatenare una battaglia, non per giocare». La società paulista, inoltre, ha denunciato gli argentini accusandoli di aver distrutto gli spogliatoi. La polizia brasiliana, comunque, non ha rinvenuto armi da fuoco.

Il Tigre presenterà ricorso alla Conmebol, ma difficilmente la partita sarà rigiocata.

Giovanni Gaeta